Ambrosoli: «Così il coraggio vince la paura»
L’incontro con l’avvocato e saggista , autore per Il Mulino, figlio di Giorgio fatto uccidere da Michele Sindona nel 1979
MODENA. Secondo appuntamento del ciclo di incontri “Parole Controtempo” dedicato all'omonima collana de il Mulino, organizzato dalla libreria Ubik di via dei Tintori 22. Alle 18 di oggi Umberto Ambrosoli presenta “Coraggio”, interviene Enrico Grazioli, direttore della Gazzetta di Modena.
Il coraggio come virtù civile, di cui ancora è possibile trovare traccia nel nostro tempo. Di questo parla il libro: di uomini e donne capaci di assumere consapevolmente un rischio importante per opporsi a una situazione negativa per la collettività.
Una bambina palermitana torna a casa da scuola, dove le hanno raccontato la storia di Libero Grassi. Il papà fa il commerciante e lei con molta naturalezza le chiede se per caso lui paga il pizzo: “io non lo pago”, la sua risposta. E da quel momento smette sul serio di farlo, aiutato dalle associazioni antiracket. È solo una delle storie - anzi, un frammento di storia - raccontate da Ambrosoli nel suo ultimo 'Coraggio'. Una parola che per l'autore, avvocato penalista, designa un moto del cuore, una virtù civile che ciascuno può esercitare nella quotidianità. Non è eroismo, non è spavalderia, è l'arte di affrontare la paura. E non è affatto fuori moda, come potrebbe far pensare il titolo della collana del Mulino, “Parole Controtempo”, tutt'altro. Il volumetto parte dal ricordo ineludibile del padre Giorgio, ucciso 36 anni fa - era la notte fra l'11 e il 12 luglio del 1979 - da un sicario al soldo del faccendiere siciliano Michele Sindona, sulle cui attività Ambrosoli stava indagando come commissario liquidatore della Banca privata italiana. Alla sua vicenda umana e professionale, un grande esempio di coraggio civile, il figlio Umberto ha già dedicato 'Qualunque cosa succeda. Storia di un uomo libero' (Sironi 2009). Ora lo sguardo si allarga ad altre figure del nostro tempo. “Il coraggio, uno, se non ce l'ha, mica se lo può dare”, dice Don Abbondio nei “Promessi Sposi”. Ambrosoli ci spiega che non è esattamente così, perché la paura non è una condanna inappellabile e il suo contrario - il coraggio appunto - “può crescere e maturare nel corso della vita, a mano a mano che la storia personale di ciascuno si arricchisce di esperienze e dati culturali”.
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