Gazzetta di Modena

Il Teatro delle Ariette va “Sul tetto del mondo”

di Andrea Marcheselli
Il Teatro delle Ariette va “Sul tetto del mondo”

Spettacolo al teatro tenda di Finale per Scena Solidale. «Festeggiamo così venticinque anni di attività»

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FINALE. Nel progetto "Scena solidale - rinascere con la cultura" sono stati coinvolti da Emilia Romagna Teatro fin dai primi tempi del dopo terremoto, nel 2012. Paola Berselli e Stefano Pasquini, ovvero la coppia che dal 1989 ha dato vita al Teatro delle Ariette, d'altro canto da sempre amano unire il teatro alla condivisione di un quotidiano lontano dagli stereotipi, cercando particolari forme di comunione con il pubblico.

"Ci è stata offerta, in tal modo" ci ha detto Pasquini "l'opportunità di lavorare in una di queste zone di confine non solo metaforico che meglio si accordano con la nostra idea di teatro. Una bellissima esperienza, che ci ha così portato con diversi spettacoli a Carpi, San Felice sul Panaro, al primo teatro-tenda di Finale Emilia".

Nella cui nuova struttura ora tornate con "Sul tetto del mondo" (da questa sera a venerdì, ore 20, fuori abbonamento e con prenotazione obbligatoria), che è il vostro spettacolo più recente.

"Che, per la verità, non era nato come uno spettacolo" ci spiega ancora Pasquini "ma piuttosto come un momento rituale, la celebrazione condivisa di una festa, quella dei venticinque anni del nostro matrimonio e del venticinquesimo di fondazione delle Ariette, il podere che è anche il luogo dove prende forma la nostra azione teatrale. Un anno fa, circa, abbiamo avviato un lungo percorso che attraverso numerose tappe ha dato origine alla formula definitiva che ora portiamo all'interno di Scena Solidale".

Tutti i vostri lavori, peraltro, scaturiscono sempre dalla riflessione su reali esperienze di vita, dando origine a un teatro che sgorga quasi naturalmente dai vostri pensieri, dalle parole, dalle azioni di cui si compone la vostra quotidianità.

"Ed anche per questo "Sul tetto del mondo" è per noi particolarmente importante, giacché dopo venticinque anni era venuto il momento di compiere una riflessione su questa nostra realtà, sulla possibilità di condividere realmente la nostra idea di teatro, sui risultati raggiunti in questi anni nell'incontro tra artisti e spettatori, coinvolti, questi ultimi, in un progetto che porta il racconto della vita come se fosse un teatro delle passioni, delle utopie".

Vita che riemerge anche nelle immagini proiettate durante lo spettacolo con un Super8 senza sonoro ove si susseguono i volti delle persone a voi vicine e facce rubate in giro per il mondo, amici e gente di teatro, gli animali che vi hanno accompagnato lungo la via, le immagini di un passato concepito come una somma di tessere che costituiscono il mosaico che vi rappresenta interamente.

"Teniamo particolarmente a questa parte dello spettacolo" ci dice sempre Pasquini "perché costituisce, per noi, uno dei momenti di più forte coinvolgimento nel nostro quotidiano, che è fatto di teatro ma anche del lavoro nei campi, tra animali ed ortaggi, nell'ambiente in cui abbiamo scelto di vivere quando venticinque anni fa abbiamo lasciato i nostri luoghi di provenienza per dar vita all'esperienza delle Ariette".

Sulla scena Paola e Stefano, coadiuvati da Maurizio Ferraresi, diventano spaventapasseri che si muovono con pochi gesti simbolici: seminano il grano, si consolano a vicenda, preparano una cena che sarà condivisa con il pubblico: un gesto gentile che è anche un messaggio d'amore, che è poi il senso ultimo ed autentico dell'intera esperienza del Teatro delle Ariette.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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