Passione e intrighi, in scena le “Relazioni pericolose”
La regista Christine Letailleur traduce in spettacolo il romanzo epistolare s «L’opera di Pierre Choderlos de Laclos esercita ancora un fascino particolare»
MODENA. Sarà in francese, oggi e domani alle 21, al Teatro Storchi, la rappresentazione de "Les liaisons dangereuses" (Le relazioni pericolose) di Pierre Choderlos de Laclos, un romanzo epistolare che ci porta nella Parigi del Settecento, con l'analisi di sentimenti e passioni di personaggi diversi, come la marchesa del Merteuil che vuole vendicarsi dell'ex amante Danceny, ricorrendo all'aiuto del visconte di Valmont che si presta al gioco di sedurre Cécile, promessa sposa di Danceny. La produzione dell'opera è del Théatre National de Bretagne, con adattamento e regia di Christine Letailleur.
Perché ha scelto di portare sulla scena un romanzo epistolare?
«Ho letto "Les liaisons dangereuses" quando ero al liceo - spiega Christine Letailleur - Il romanzo mi ha fortemente segnata. Ho visto adattamenti cinematografici di Vadim, Forman e Frears. Mi sono anche interessata alla bella riscrittura teatrale di Heiner Müller. Sono affezionata al XVIII secolo. Laclos mi appassiona nella sua totalità: il suo ingegno, intelligenza, mito, costruzione, intrighi, personaggi e pure la sua lingua, stile, ritmo narrativo. Inoltre, adoro la cerebralità del testo: Valmont e Merteuil suscitano, attraverso l'arte della parola, il desiderio e l'erotismo. Il romanzo di Laclos rimane attuale, interroga ancora oggi i rapporti amorosi».
Quali difficoltà ha incontrato nel tradurre questo romanzo in opera teatrale?
«Di recente ho adattato ""Il banchetto" di Platone e "Hinkemann" di Ernst Toller. Non avevo ancora lavorato su un epistolario. La difficoltà è mettere in risalto la teatralità dell'opera e di costruire una drammaturgia per il pubblico, restando il più fedele possibile all'opera di Laclos che, nonostante sia costituita da 175 lettere, è contaminata dal teatro. Fin dall'inizio, con un intrigo astuto, costruito attraverso situazioni parallele, il corso degli eventi segue una reale progressione e avanza ad un ritmo affannoso che tiene col fiato sospeso fino alla fine. L'opera (2 ore e 45 minuti senza intervallo) si chiude in modo forte, inatteso, sfociando in un reale epilogo drammatico».
Ci sono personaggi per i quali mostra simpatia?
«La figura di Morteuil mi ha interessato di più, per la sua forza di carattere, intelligenza, lucidità rispetto alla sua epoca, la vivacità intellettuale e battaglia per la libertà. Una donna che si è formata da sola, si è "plasmata" fino ad infliggersi dei dolori volontari, "per cercare l'espressione del piacere". Solo in questo modo può dire con un tono trionfante a Valmont: "Sono la mia opera". Se Valmont può vivere il suo libertinaggio senza nascondersi, Merteuil deve apprendere l'arte dell'ipocrisia, del distacco e della freddezza per vivere secondo i suoi desideri. Vuole agire, pensare, sedurre e vivere la sua sessualità come un uomo. A suo modo, è una rivoluzionaria, trasgredisce le leggi del suo tempo facendo finta di rispettarle, in una società dominata da leggi patriarcali e misogene. Merteuil appare come una delle prime figure femministe. Ho sognato questo ruolo per un'attrice particolare, Dominique Blanc con cui desideravo lavorare già da molto tempo».
A dispetto della piacevolezza di "bon ton", è la tragedia che si sviluppa...
«Se all'inizio i libertini sono felici di ritrovarsi, di fare intrighi, di manipolare e di complottare, le loro relazioni si incrinano e si deteriorano».
Baudelaire scopriva nei personaggi un "satanismo giocoso" e considerava il romanzo "una di quelle disastrose meteore che sono apparse sotto un cielo ardente".
«Dalla sua pubblicazione nel 1782, il romanzo conosce un immenso successo dovuto allo scandalo. I critici si scatenano, si incolpa la sua immoralità. I protagonisti dell'opera sono aristocratici e libertini. Laclos, che non era libertino, e che aveva vissuto un'esistenza monotona, diventa l'uomo alla moda, di cui tutti parlano nei salotti di Parigi. Alla sua morte il romanzo cade nell'oblio. Nel XIX secolo si guarda sempre a quest'opera come un oggetto scandaloso che mina i buoni costumi. Alcuni autori, tra cui Baudelaire, difendono il romanzo, cercano di riabilitarlo ma è rifiutato dalla critica e vietata la vendita. Si ordina perfino la distruzione di questo scritto pericoloso. Baudelaire aveva sentito l'importanza di quest'opera che è considerata, oggi, il capolavoro della letteratura francese del XVIII secolo. Il poeta vi aveva letto la fine di una classe sociale, quella dell'aristocrazia e l'annuncio della Rivoluzione. Oggi, non parlerebbe forse di satanismo ma di perversione».
Il romanzo è di una bellezza enigmatica e si presta a meraviglia alla teatralità?
«Sì, il romanzo esercita ancora oggi sul lettore o sullo spettatore una sorta di fascino: la sua bellezza è enigmatica. Si è spettatori e complici dei libertini, ci attirano, li amiamo e abbiamo paura di amarli. Senza dubbio, rinviano a una natura complessa dell'essere. Vi è qualcosa di universale e atemporale che si presta a meraviglia al teatro».
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