Machiavelli burlone e la Repubblica dei frati zoccolanti
Stermieri racconta i giorni del concilio francescano nel 1521 Le lettere a Guicciardini e l’ombra dello scisma di Lutero
Sei lettere tra due giganti del Rinascimento e un concilio europeo di Francescani a Carpi nel 1521 sono lo sfondo in cui Fabrizio Stermieri , ex bancario, giornalista e appassionato di storia locale, colloca le vicende di un saggio ben documentato e di piacevole lettura.
Il volume “Machiavelli, Guicciardini e la Repubblica degli zoccoli” (sottotitolo "Carpi 1521", 191 pagine, 16 euro, Colombini editore) riporta alla ribalta il celebre scambio di corrispondenza che il segretario fiorentino Niccolò Macchiavelli, ebbe con l'allora governatore pontificio della Modena sottoposta a papa Leone X. In altre parole l’autore de “Il principe” e de “La Mandragola", oltre ad una impressionante mole di altre opere, scrive pagine memorabili con un intellettuale di respiro europeo, come lui: si tratta di Francesco Guicciardini autore di una monumentale e rivoluzionaria “Storia d'Italia” in più volumi.
L'evento era noto: Machiavelli, ambasciatore della Signoria di Firenze, sbarca a Carpi per convincere i frati francescani riuniti in “Capitolo Generale” a staccare i conventi dei Minori Osservanti fiorentini da quelli del resto della “Provincia” Toscana. Ospitato in casa di Sigismondo Santi, segretario del principe Alberto III Pio, Machiavelli scrive al governatore di Modena lettere salaci e dissacratorie contro i frati e i carpigiani di cui si fa burla. «Alla fine - dice però l'autore del saggio - Niccolò Machiavelli se ne deve tornare a Firenze con le pive nel sacco: la sua missione, anche se di poco conto rispetto a quelle in precedenza espletate da Niccolò per la Signoria, fallirà».
L'occasione della missione a Carpi di Machiavelli alla “Repubblica degli zoccoli” (l'assemblea legislativa dei Minori, detti “zoccolanti”) offre il destro all'autore del saggio per tracciare un affresco sulla Carpi di quel 1521, quando sulla testa dei protagonisti inconsapevoli, si intrecciano i destini di una Europa sull'orlo di una crisi epocale. A Worms, in quegli stessi giorni, l'imperatore Carlo V (quello sul cui impero non tramontava mai il sole, come ci ricordavano a scuola, visto che aveva esteso con l’America il suo impero dall’altra parte del mondo) decreta la condanna civile di Martin Lutero. Lì comincia un secolo di guerre e lutti in tutta Europa da cui esce vittoriosa la “Riforma protestante” che fa da trampolino alla Controriforma cattolica così come verrà codificata pochi anni dopo al Concilio di Trento.
Al Capitolo Generale di Carpi ancora non ci si rendeva conto dello scisma incombente. Neppure Machiavelli ne ebbe consapevolezza; si limitò a prendersi gioco del suo anfitrione e dei carpigiani spacciandosi, con la complicità dell’amico Guicciardini che gli mandava messi a cavallo, come fosse un grande protagonista della diplomazia. Ed è colpa di Machiavelli, se così vogliamo dire, che da allora e per secoli i carpigiani hanno avuto fama di infidi e bugiardi.
Saverio Cioce
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