Gazzetta di Modena

TEATRO storchi

Che fascino “Les Liaisons” e “Il giardino dei ciliegi”

di Andrea Marcheselli

MODENA. La settimana appena trascorsa, nelle cronache teatrali modenesi, è stata caratterizzata dal doppio evento che ha portato al Teatro Storchi due spettacoli di rilievo internazionale, “Les...

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MODENA. La settimana appena trascorsa, nelle cronache teatrali modenesi, è stata caratterizzata dal doppio evento che ha portato al Teatro Storchi due spettacoli di rilievo internazionale, “Les Liaisons dangereuses” del Théatre National de Bretagne e “Livada de visini (Il giardino dei ciliegi)” del rumeno Teatro Nazionale di Cluj-Napoca, a conferma della posizione acquisita dall'ambiente modenese nella scena europea, grazie all'appartenenza al progetto Prospero, ma non solo.

Il primo è un adattamento di Christine Letailleur dell'omonimo romanzo di Choderlos de Laclos, probabilmente il capolavoro della letteratura d'oltralpe settecentesca, più volte saccheggiato per la realizzazione di film e spettacoli di grande successo.

La regista francese, affascinata dall'intelligenza, dal ritmo narrativo, dalla cerebralità del testo originario, ha realizzato un proprio capolavoro con un allestimento capace di valorizzarne l'intreccio, la dimensione intima e segreta, la successione e lo sviluppo delle emozioni che conducono a un finale sul filo della tragedia. Spettacolo lineare, costruito sulle geometrie sottolineate da luci e scenografia esemplificative del disegno complessivo dell'opera di Laclos, questo “Liaisons dangereuses” riesce nel compito non semplice di restituire le atmosfere del romanzo epistolare nella giostra verbale che vede impegnati i protagonisti, sui quali emergono la straordinaria M.me de Morteuil di Dominique Blanc e il Valmont di Vincent Perez.

Grandi interpreti anche per l'edizione del dramma cechoviano che il regista Roberto Bacci ha allestito con una coproduzione che ha visto impegnati Emilia Romagna Teatro e il Teatro della Toscana assieme all'istituzione teatrale rumena.

La commedia di Cechov, che nei suoi allestimenti nel tempo ha visto sempre più prevalere la vena drammatica su quella comica, è qui riproposta conservando quasi filologicamente la coralità prescritta dall'autore al fine di restituire una ricostruzione d'ambiente, realizzando quasi una fotografia della società russa ottocentesca che sta per essere spazzata via dalla storia, per l'ineluttabilità con la quale i tempi si succedono, noncuranti, in definitiva, delle rovine che possono lasciarsi dietro le spalle.

La metafora del giardino dei ciliegi che deve essere venduto per lasciare spazio ad un più moderno riutilizzo di quel terreno è ricostruita, in teatro, con una scena ricoperta di fiori di ciliegio, un deserto bianco attraversato da un ponte che prolunga il palcoscenico in platea.

Lo spettacolo forse non è del medesimo livello di quello francese, ma è ugualmente di ottimo livello anche per la presenza sul palco di mostri sacri del panorama teatrale rumeno, degna chiusura per una settimana che non esitiamo a definire eccezionale per il teatro Storchi.

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