Ed è subito tripudio di colori
All'Associazione Il Borgo l'estrosa opera di Ermanno Vanni
VIGNOLA. È vissuta come esperienza interiore la pittura che Ermanno Vanni (1930 - 2001) ha sempre concepito come ricostruzione di un itinerario creativo, capace di recuperare la vitalità e la ricchezza del passato, senza rinunciare a continue sperimentazioni. L'artista rivendica come pregio essenziale dell'opera la qualità del linguaggio pittorico. Per tutta la vita Vanni si è impegnato, secondo l'esempio di maestri eccelsi (Michelangelo, Rembrandt, De Chirico...), a ricercare nuove soluzioni tecniche, amalgamando colori ad olio con quelli ad acqua, pigmenti, polveri. Così il quadro si configura in una elaborazione sapiente, pur trattando diversi soggetti che si sviluppano in una concatenazione di forme pensate e di libertà gestuale. Il passaggio dal figurativo all'astratto avviene senza fratture, in quanto l'immediatezza è ricondotta a disciplina, la regola a sregolatezza. È quanto evidenziano le opere, presentate da domani (vernice alle 17) al 28 marzo, presso l'Associazione Culturale “Il Borgo”, in via Cantelli 3, diretta da Bruno e Luca Casalini. La figura è di grazia nelle bambine, conosciute come “testine”, o “pupattole” come le chiamava l'amico scrittore Antonio Delfini. Ma assume anche intensità angosciosa negli “umanoidi” sottoposti ad una sorta di deformazione fisica. Una intensa drammacità che ben trattiene il ritratto di Papa Wojtyla negli ultimi giorni di vita (a Giovanni Paolo II Vanni ha donato nel 1988, durante la visita a Modena, la “Crocifissione” con Via Crucis, ora nei Musei Vaticani). Lo stesso processo si avvera nella realtà naturalistica. Il paesaggio manifesta la rigogliosa vegetazione esaltando pure la bellezza e la maestosità di un albero, ma può persino assumere il carattere di precarietà esistenziale negli aspetti informali. Ogni quadro si pone come termine di rappresentazione del temperamento irrequieto, quasi “bohémien”, dell'artista, passato dagli entusiasmi di lavoro, per 15 anni, dal 1958 alla Galleria La Fontanella di Roma, prima della morte del direttore Aedo Galvani, al ritorno a Modena e all’“esilio” volontario a Levizzano, e poi al trasferimento a Maranello dove fonda una bottega per dare lezione ad allievi di diverse età. Da citare la personale, a 25 anni, alla Saletta degli Amici dell'Arte, nel Caffè Nazionale a Modena, e nel 1957 alla Galleria L'Annunciata di Milano, il Premio Michetti, la Biennale della Permanente di Milano.
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