Gazzetta di Modena

Migliori: a lume di candela tra le sculture del Duomo di Modena

di Michele Fuoco
Migliori: a lume di candela tra le sculture del Duomo di Modena

Con 64 fotografie in bianco e nero un’indagine su leoni e metope della cattedrale. Del progetto fanno parte due video sull’artista bolognese e diverse iniziative collaterali

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MODENA. Uno sguardo a lume di candela su sculture del Duomo: una operazione inconsueta, come indicano le 64 fotografie della mostra “Nino Migliori. Lumen. Leoni e metope del Duomo di Modena”, da domani, 5 marzo, con inaugurazione alle 18, fino al 5 giugno (dal mercoledì al venerdì 10.30 -13 e 16 - 19.30; sabato, domenica e festivi 10.30- 19.30) a Palazzo S. Margherita.

«Un lavoro che è un tentativo di scrittura - dice il quasi novantenne artista bolognese - nell'interpretare metope e leoni della Cattedrale. Cominciai 10 anni fa, quando l'Università di Parma mi chiese di fare un libretto inedito per la facoltà di Architettura. Allora pensai ad un progetto su come venivano viste, prima dell'illuminazione elettrica, le opere d'arte con lampade a petrolio, candele o torce da persone che frequentavano chiese, monumenti o musei. Mi affascinò soprattutto la candela, anche per l'amore che ho sempre avuto per Leonardo che usava la candela per studiare i drappeggi dei tessuti di dame che lui doveva presentare come quadri. Una indagine con la candela, come fonte luminosa, per studiare l'eleganza del movimento che il maestro riportava su carta e poi in pittura. Da ciò nasce questo tentativo di scrittura interpretativa della fotografia, proprio come riteneva Umberto Eco che considerava la fotografia più vicina alla letteratura che all'arte. È una trascrizione di stati d'animo che ho provato a lume di candela di fronte alle sculture dell'Antelami (esterno del Battistero di Parma) e a quelle di Niccolò Dell'Arca. A Modena ho avuto l'opportunità di fare qualcosa che mi ha appagato dal punto di vista emotivo».

Le immagini in bianco e nero sono più aderenti alla scrittura e si offrono come forma di reinvenzione di modelli scultorei romanici, perché Migliori riesce a stabilire un sistema di rapporti tra elementi diversi che scopre nei leoni stilofori, in marmo, che sorreggono il pontile della Cattedrale, subito da ammirare, entrando dalla Porta della Pescheria; ma pure nelle otto metope, della metà del XII secolo (attribuite al cosiddetto “Maestro delle metope”), che si trovano del 1948, nei Musei del Duomo, dopo essere state sostituite sulle testate degli archi diaframma della navata centrale, per evitare un ulteriore deterioramento, dalle copie realizzate dalla scultore modenese Benito Boccolari.

Strutture grandiose nei leoni e anche nelle metope (gli Antipodi, l'Ermafrodito, l'Ittiofago, lo Psillo o fanciullo con drago, l'Essere a tre braccia o la fanciulla o il gigante, l'Uomo dai lunghi capelli e dai piedi rovesciati, la Grande fanciulla, la Sirena) che “raffigurerebbero - sostiene in catalogo Giovanna Caselgrandi, direttrice dei Musei del Duomo - alcuni tra i popoli lontani che vivono ai margini del globo di cui tanto si favoleggiava durante il Medioevo”.

Una varia umanità, che vive nel rapporto con animali anche mostruosi, viene espressa in una tensione icografica quasi immaginaria, surreale, con manifestazioni di gioiosa fisicità, di irrefrenabili desideri, di forza e dirompente giovinezza. Sono motivi che hanno acceso la fantasia del fotografo che ne ha colto le presenze, anche minime, in una dimensione persino mitica. Ecco perché il lavoro di Migliori è molto diverso da quello eseguito sul Duomo da Cesare Leonardi e Ghigo Roli.

In questo progetto di ricerca sono stati necessari la collaborazione dei Musei del Duomo e il coordinamento Sito Unesco. Due i filmati: una videointervista di Michele Smargiassi a Migliori e il documentario “Nino Migliori” di Alessia De Montis. La mostra, promossa e organizzata dalla Galleria Civica e dalla Fondazione Cassa di Risparmio, è accompagnata da un catalogo (Damiani editore) con introduzione di Luigi Biagini, arciprete della Basilica metropolitana, di Francesca Piccinini, coordinatrice del Sito Unesco, testi di Smargiassi, Roberto Franchini e Daniele De Luigi. Numerose le iniziative collaterali: domenica, alle 16, lo spettacolo “Un solo lumen. Performace in dialogo tra artisti e pietre” dell'attrice e danzatrice Daina Pignatti.

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