Gazzetta di Modena

Alessandro Tassoni: un'intervista impossibile ai Musei di Modena

di Andrea Marcheselli
Alessandro Tassoni: un'intervista impossibile ai Musei di Modena

“Vi prendo tutti per il Parnaso” sarà un’intervista impossibile al grande poeta autore della “Secchia rapita”. Escluso dall’Olimpo dei letterati, ma modernissimo. Appuntamento ai Musei di Modena

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MODENA. La già ricchissima mostra Alessandro Tassoni, spirito bisquadro, che celebra il 450° della nascita dei questo incredibile poeta ironico, beffardo, scanzonato ma anche umorale e incline alla polemica, riserverà uno straordinario incontro, di sicuro divertente e ricco di sorprese, domani domenica 6 marzo alle 17, presso la Sala dell'Archeologia dei Musei Civici di Palazzo dei Musei, intitolato "Vi prendo tutti per il ... Parnaso!".

L'autore della "Secchia Rapita" infatti pare abbia accettato di lasciarsi intervistare da un giornalista per vuotare nuovamente il sacco sui suoi contemporanei e un po' anche sui loro posteri, immaginiamo con la consueta irruenza verbale e l'intenzione di non nascondere alcuna delle sue proverbiali provocazioni.

Autori di questa intervista impossibile sono lo scrittore e giornalista modenese Roberto Barbolini e Giordano Bruno Ventavoli, anch'esso giornalista e scrittore, responsabile di "Tuttolibri", l'inserto settimanale de La Stampa, traduttore dall'ungherese, autore di gialli ambientati in ambito mitologico e nelle periferie delle grandi città dell'Italia del nord.

Con quest'ultimo, che vive e lavora a Torino, abbiamo avuto un colloquio incuriositi dalla passione che rivela per un artista che, di certo immeritatamente, un'affettata accademia ha relegato fra le glorie locali.

«Ho conosciuto e scoperto Modena» ci ha detto Ventavoli «per una questione di carattere sentimentale, e l'esplorazione della città mi ha condotto sulle tracce di Tassoni, un autore ingiustamente escluso dai programmi scolastici, dove al massimo si studiano gli Ariosto o i Boiardo, e non potevo non innamorarmene. A parte l'ironia, la divertentissima vena goliardica della sua parodia del poema cavalleresco, trovo straordinariamente innovativo l'uso che fa dell'arte in chiave satirica, con cui arriva a colpire un po' tutti i suoi contemporanei, dai concittadini al papa e all'imperatore, ai cicisbei e i voltagabbana che vendono l'anima per un titolo nobiliare. Proprio questo uso della satira, che oggi ha una funzione riconosciuta come fondamentale, rende la Secchia Rapita un'opera estremamente moderna. Peccato che ancora oggi la stroncatura che ne fece Benedetto Croce condanni Tassoni ad un certo oblio, soprattutto se si pensa, ancor più che alla "Secchia Rapita", a quella strepitosa enciclopedia del sapere tra medioevo, rinascimento e barocco costituita dai suoi "Pensieri"».

Potremmo dire che in alcuni di questi contenuti, così moderni, sia possibile riscontrare analogie con i nostri tempi?

«A mio parere sì, quantomeno nel suo pessimismo antropologico, visto che gli italiani, e l'umanità tutta, continuano ad avere gli stessi vizi, le stesse debolezze. Il Conte di Culagna, che a parole è un grande condottiero ma al dunque si rivela immenso vigliacco, rimane un ritratto di estrema attualità, così come i vizi campanilistici, gli opportunismi e una certa cialtroneria che caratterizzano noi italiani».

E l'incontro con Roberto Barbolini come è avvenuto?

«Conoscevo per fama e stimavo Roberto come collega e scrittore quando siamo stati messi in contatto per realizzare questa intervista impossibile che rifà un po' il verso a un genere che ha grandi precedenti e che ci ha permesso di metterci a giocare su Tassoni, che amiamo entrambi moltissimo, per quanto lui sia più un "tassoniano" di me, visto che io ho scoperto solo di recente quello che considero uno dei maggiori personaggi della cultura italiana del Seicento«.

E Modena, quanto è cambiata da quella raccontata da Tassoni?

«Tantissimo, considerata la severa descrizione che lo scrittore ce ne ha consegnato: una città puzzolente, disordinata, piena di fogne a cielo aperto, come peraltro già Guicciardini aveva sottolineato nelle sue "Lettere" scrivendo che nessuno avrebbe voluto viverci. Al contrario, io ho trovato Modena bellissima, con questo cuore del centro storico costruito attorno alla Ghirlandina. Sono poche le città che conservano una simile armonia urbanistica e architettonica e la sua attuale vivibilità».

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