L’Ulisse di Manfredi in scena al teatro Fabbri
Lo spettacolo domani sera, per la regia di Alessio Pizzech, con protagonista Sebastiano Lo Monaco
VIGNOLA. Domani alle 21 il Teatro Fabbri ospita “Il mio nome è Nessuno, L'Ulisse” di Valerio Massimo Manfredi. Scrittore, archeologo, topografo del mondo antico di fama internazionale, Manfredi ha dedicato due romanzi a Ulisse: il primo racconta le gesta dell'eroe di Itaca dall'infanzia di Odysseo fino alla distruzione di Troia. Il secondo dalla partenza da Ilio dopo la fine tragica e vittoriosa della lunga guerra, fino all'arrivo a Itaca, dieci anni dopo, con la sanguinosa vendetta contro i principi che insidiano Penelope e occupano il suo palazzo.
È una materia così intensa, poetica, tragica e intrisa di sangue e dolore che trova nuova linfa, dubbi e vigore nella prosa di Manfredi, che il regista Alessio Pizzech e il drammaturgo Francesco Niccolini hanno trasformato in materia teatrale: un lungo viaggio tra poesia, disperazione ed erotismo per attraversare la vita di un uomo, anche se quest'uomo ama farsi chiamare Nessuno.Questo Ulisse non procede in linea retta: la sua strada è lunga e contorta, riparte dal suo ritorno a Itaca, dal primo incontro con Telemaco suo figlio. È a lui che racconterà - prima della grande vendetta - dieci anni di guerra e dieci di faticosissimo ritorno verso casa: Sebastiano Lo Monaco, con tutta la sua maestria e passione, dialoga con i molti fantasmi di questa storia, in particolare le donne e gli eroi che Odysseo ha incontrato sulla sua faticosissima strada. Perché molte sono le donne che ne hanno turbato la vita. Così come molti sono gli uomini che mai potrà dimenticare, uomini valorosi e disperati, consapevoli del loro destino di morte: Menelao, Aiace e, su tutti, Achille con l'amato Patroclo.
Il risultato sarà una lunga, intensissima narrazione con una voce principe, quella di Sebastiano Lo Monaco, e intorno tutti quei demoni - divinità, mostri, nemici, eroi, vivi e morti, più tutti i ricordi - che ne hanno costellato il viaggio sterminato, descrivendone il destino immortale. Una sinfonia, un canto ricco di poesia, che - pur nel rispetto della tradizione aedica - troverà una forma drammaturgica originale, sorprendente, perché non sarà il furbo Ulisse senza limiti ad apparire allo spettatore, ma un uomo ancora più moderno, sopravvissuto a una guerra dove ha conosciuto la paura e l'orrore, provato da dieci anni di morte e naufragi, mancati ritorni e misteriosi sussurri del desiderio.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
