Gazzetta di Modena

“A Silent Solitude”: a Modena l’apartheid raccontata dal fotografo Santu Mofokeng

di Stefano Luppi
“A Silent Solitude”: a Modena l’apartheid raccontata dal fotografo Santu Mofokeng

All’artista sudafricano la prima edizione del concorso In mostra opere realizzate dalla metà degli anni 80 al 2011

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MODENA. È il fotografo sudafricano sessantenne Santu Mofokeng, nato a Johannesburg, il vincitore del Premio Internazionale per la Fotografia 2016, dal valore di 70mila euro, nato da una collaborazione tra Fondazione Fotografia, Sky Arte e UniCredit. L'annuncio è stato dato ieri da Filippo Maggia, direttore dell'ente fotografico e da Roberto Pisoni, direttore del canale Sky, in occasione dell'apertura della personale “Santu Mofokeng.

A Silent Solitude”, curata da Simon Njami al Foro Boario. A vincere il premio, con immagini in bianco e nero che rispecchiano in pieno il tema dell'identità scelto per questa edizione d'esordio, sono stati scatti davvero straordinari. Fotografie, realizzate dalla metà degli anni 80 al 2011, che documentano con qualità elevatissima, ma mai “levigata”, il mondo che si muoveva dietro una delle peggiori nefandezze umane: l'apartheid. Ne è nata una mostra, intitolata “Santu Mofokeng. A Silent Solitude” e curata da Simon Njami” che si consiglia di visitare perché degna di una delle grandi capitali mondiale della fotografia. Mofokeng, causa problemi di salute, non era ieri a Modena, ma il curatore ha ben illustrato il ruolo che ha oggi questo artista-documentarista: «Decidere di intraprendere questa posizione - spiega Mjami - nel luogo e nell'epoca in cui Santu ha deciso di farlo non è stato un atto gratuito perché al tempo il Sudafrica era il teatro di una guerra psicologica e morale, in alcuni casi anche fisica. Proprio per questi motivi lì la fotografia non poteva permettersi di essere un'astrazione artistica. Con le sue foto siamo all'impegno, alla politica e alle valenza intellettuale di chi racconta una storia dall'interno».

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Mofokeng non a caso nel corso del tempo ha saputo costruirsi una solida carriera sulla base di un corpus di lavori fotografici che documentano la realtà sudafricana dall’Apartheid ad oggi, con approfondimenti relativi alla identità nera e all’integrazione tra le varie comunità di quello Stato. Mofokeng è il primo artista a ricevere questo nuovo prestigioso premio, conferito ogni due anni a un fotografo vivente che con la sua ricerca abbia contribuito in maniera significativa allo sviluppo della cultura legata all’immagine contemporanea e alle sue molteplici declinazioni. Santu Mofokeng è stato scelto da un giuria internazionale all’interno di una rosa di 6 finalisti che comprendeva anche altri notissimi fotografi: Claudia Andujar (Svizzera), Rineke Dijkstra (Paesi Bassi), Jim Goldberg (Stati Uniti), Yasumasa Morimura (Giappone) e Zanele Muholi (Sudafrica). La giuria, presieduta da Filippo Maggia, era composta da Christine Frisinghelli (fondatrice di “Camera Austria”), Shinji Kohmoto (fondatore del Parasophia Festival di Kyoto), Simon Njami (co-fondatore di “Revue Noir”) e Thyago Nogueira (capo dipartimento di Fotografia all'Instituto Moreira Salles, in Brasile).

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