Scatti on the road per Daido Moriyama a colori
Esposte 130 immagini realizzate dagli anni Sessanta ai primi Ottanta e ispirate alla beat generation
MODENA. La vita vagabonda, l'individualismo anarchico, il rifiuto di ogni forma di ricchezza, il dissenso politico e l'individualismo anarchico, la libertà sessuale, l'utopia della vita comunitaria, la rinuncia ai valori tradizionali, l'elaborazione di un nuovo linguaggio: di ciò si è fatta interprete la “beat generation”, la cui figura carismatica è, dagli anni Cinquanta, Jack Kerouac. E proprio dalla lettura del libro “On the Road” dello scrittore americano, Daido Moriyama farà, dagli anni Sessanta ai primi anni Ottanta, della strada il luogo della sua fotografia a colori tenuta quasi nascosta, perché il settantasettenne artista giapponese ha sempre presentato al pubblico solo immagini in bianco e nero, anche a Modena sei anni fa. Qui è tornato “in Color”, per la mostra promossa della Fondazione Fotografia, in collaborazione con la galleria Carla Sozzani di Milano e in partnership con UniCredit, inaugurata ieri al Foro Boario. «È la prima mostra a colori di Moriyama. Da oltre 40 anni ha sempre esposto in bianco e nero. Una rassegna - dice il curatore Filippo Maggia - che nasce quasi per caso: scoprii, nel 2012, un suo libretto a colori che aveva fatto su iniziativa di un piccolo editore giapponese. Moriyama mi rivelò a Tokyo che di foto a colori ne aveva fatte tante, soprattutto nel periodo '60-70, per poi riprendere negli ultimi due anni, anche se resta prevalente il lavoro in bianco e nero che ora propone alla Fondazione Cartier di Parigi. Quei negativi a colori li abbiano recuperati e, in alcuni casi restaurati». Non è limitata ad alcuni temi la sua produzione perché, grande cultore della beat generation, il maestro giapponese ha amato una vita alquanto bohémienne. E le 130 immagini nascono da esperienze differenti di nomade, nel mito del viaggio senza mete, in una clima di libertà assoluta, secondo modelli di vita di quegli anni “dannati”, perseguiti da Kerouac. Le sue foto si offrono come scelta esistenziale. Ampio lo sguardo sulla realtà umana e delle cose, ma anche su brandelli realtà sulla strada che entrano in relazioni inattese. Vigile è l'attitudine a mettere colore «che descrive - sostiene l'artista - ciò che incontro senza filtri, e mi piace registrarlo per come si presenza ai miei occhi»: dalle case che manifestano al loro interno, con sedie rotte, piatti sporchi, mozziconi di sigarette, le condizioni di povertà ma anche di vita semplice, alle scene di benesssere con la presenza di auto americame moto, le insegne dei night club, i manifesti delle entraineuses, i poster dei divi del cinema... Numerosi i nudi di donna che lo scrittore erotico giapponese Oniroku Dan aveva commissionato a Moriyama che, con i proventi, si pagò i viaggi in Europa. Senza veli anche le immagini per l'edizione giapponese di Playboy. Eros come generosa complicità di rapporti, vagheggiamento e rigenerazione di vita, paradisiaca felicità provvisoria, avventura a cui Moriyama non ha mai rinunciato.
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