Gazzetta di Modena

A Carpi un viaggio nel tempo per un elogio al femminile

A Carpi un viaggio nel tempo per un elogio al femminile

In scena al teatro Comunale di Carpi “Una storia sbagliata e un po’ sconclusionata” scritta dallo storico Giovanni Taurasi

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CARPI. Cosa ci fanno sullo stesso palcoscenico in occasione della Festa della donna due attrici, due musicisti, uno storico e un misterioso orologio da tasca di un secolo fa? Lo scopriranno gli spettatori che questa sera, 8 marzo, assisteranno allo spettacolo al Teatro Comunale di piazza Martiri e la risposta è nascosta negli ingranaggi un po’ inceppati dell’orologio, che ricomincia improvvisamente a funzionare per raccontare una storia di periferia.

Il sipario si alzerà alle 21 su “Una storia sbagliata e un po’ sconclusionata”, scritta e raccontata dallo storico Giovanni Taurasi, interpretata e recitata dalle attrici Elisa Lolli e Maria Giulia Campioli, cantata e suonata da Francesco Grillenzoni e Stefano Garuti. Lo spettacolo è inedito e ha già fatto registrare il “tutto esaurito”.

«Il sold-out è motivo di grande soddisfazione - commenta Taurasi - Lo spettacolo è un omaggio alle donne nel giorno della loro festa: si tratta di un testo teatrale che nasce da un progetto realizzato con associazioni femminili, Udi e Cif, la commissione pari opportunità e Comune. “Una storia sbagliata” va in scena in un’unica data, questa sera ed è cucita addosso alle donne di questa terra in particolare, dall’abilità ragguardevole. Tutto gira intorno a un misterioso orologio da tasca di un secolo fa che ha viaggiato per il mondo ed è arrivato sul palco del teatro di Carpi dagli Stati Uniti portandosi dentro una storia: da questo oggetto potremo raccontare tante altre storie ricominciando a farlo funzionare.

Si rimetterà così in moto il tempo insieme alla memoria attraverso l’orologio, che più di ogni altra cosa scandisce il tempo. L’idea dello spettacolo è frutto anche di un’ispirazione personale - conclude Taurasi - Questa storia è il pretesto per raccontare cose in cui si possono immedesimare tutti. L’obiettivo è quello di rompere qualsiasi parete tra chi lo mette in scena e chi vi assiste. Nei sottotitoli ci ispiriamo a De André, definendola una “storia sconclusionata”, che di per sé non ha una vera e propria conclusione, ma può insegnare molto alle giovani generazioni e consentire a quelle più mature di risvegliare ricordi di famiglia».

Serena Arbizzi

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