Gazzetta di Modena

Oltre il jazz, note soul e funky a Modena con il piano di Johnny O’Neal

di Nicola Calicchio
Oltre il jazz, note soul e funky a Modena con il piano di Johnny O’Neal

Il musicista americano protagonista di un recital e di un seminario di due giorni In concerto alle 21 l’ultimo cd prodotto dall’agenzia modenese Rat Pack Music

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MODENA. Proseguono gli appuntamenti dello Smallet Jazz Club, presso il Loft350 di via Giardini. Stasera, 8 marzo, è il turno del pianista americano Johnny O’Neal,che presenterà il suo ultimo cd, prodotto dall’agenzia modenese Rat Pack Music, con il sostegno di parecchie associazioni italiane. L’inizio del concerto è previsto per le 21 con due set. O’Neal, che è stato tra i pianisti prediletti di Oscar Peterson, vanta una lunga carriera che lo ha visto collaborare tra gli altri con Dizzy Gillespie, Ray Brown, Nancy Wilson, Joe Pass, Kenny Burrell, Art Blakey and the Jazz Messengers.

Il pianista, originario di Detroit (ma stabilmente impegnato a New York), sarà artista residente a Modena per tre giorni e si dedicherà domani e giovedì a un seminario aperto non solo ai pianisti, ma a tutti i musicisti, cantanti compresi. Sono previste due sessioni per giornata, una mattutina (dalle 11 alle 13) e una pomeridiana (dalle 15 alle 17); i posti sono limitati ed è obbligatoria la prenotazione. Giovedì è inoltre in programma, sempre allo Smallet, alle 21.30, una jam session a chiusura della residenza del Trio di Johnny O’ Neal (con Luke Sellick al contrabbasso e Charles Goold alla batteria), tutto sempre organizzato e promosso dall’associazione modenese Amici del Jazz. Per prenotare il workshop: 340/8181938 e 349/4976403; per i concerti 059/7131553 e 348/2208114. Alla vigilia delle sue performance modenesi abbiamo incontrato O'Neal.

A Modena presenterà il suo ultimo cd, prodotto dalla modenese Rat Pack Music.

«Sono molto contento di essere tornato a Modena e sono soddisfatto del lavoro fatto. Diverse associazioni si sono unite per produrre questo cd prodotto dal jazz manager Giulio Vannini e spero che sia venduto in tutto il mondo. Ad aprile andrò in Giappone e mi porterò questo disco e voglio solo dire: grazie Modena».

Lei si affermò negli Anni '80 collaborando, tra gli altri, con Clark Terry, Ray Brown e Milt Jackson. Poi abbandonò la scena. Come mai?

«La vita è dura e dopo aver avuto un grande successo con il film dedicato a Ray Charles, dove faccio la parte di Art Tatum, mi sono ammalato. Per curarsi in America ci vogliono tanti soldi e io non li avevo, così per un po’ sono rimasto isolato. Poi a New York la comunità del Jazz mi ha aiutato e ora suono regolarmente tre giorni la settimana in tre club. A giugno avrò l’onore di suonare con Wynton Marsalis in un omaggio a Billy Strayhorn».

Il suo stile viene definito elegante e raffinato e si pone in equilibrio tra swing e be pop dalla vocalità polverosa. Può spiegare meglio questa definizione?

«La mia musica attinge da tutta la Black Music, oltre ai grandi del Jazz come il mio mentore Oscar Peterson. Mi piace spaziare con brani di Nat King Cole, Stevie Wonder  e tanto Blues. Le mie radici sono legate ad Art Blakey, con il quale ho suonato per anni nei Jazz Messenger e la mia voce cerca di andare a cercare il soul, il funky oltre al jazz».

Oltre al workshop a Modena ci sarà anche un concerto in trio. Come sarà?

«Incontrerò i giovani e cercherò di trasmettere la mia musica nel workshop che sarà aperto non solo a pianisti e cantanti, ma a tutti gli strumentisti. Sono felice di suonare a Modena e cercherò di portare il vero jazz; credo che chi verrà si divertirà molto».

Nel 2004 ha preso parte al film “Ray”. Che esperienza è stata?

«È stata un esperienza meravigliosa. Ray Charles è stato un grande della musica e per me è stato un onore far parte del film».

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