Africa Unite al Vox di Nonantola: «Da Torino al reggae ma con autenticità»
Più di trent'anni fa, un'anima elettronica, Madaski, e un’altra reggae (nel senso più classico del termine), Bunna, si incontrarono e fondarono gli Africa Unite.
NONANTOLA. Più di trent'anni fa, un'anima elettronica, Madaski, e un’altra reggae (nel senso più classico del termine), Bunna, si incontrarono e fondarono gli Africa Unite. Da quel momento non hanno più smesso di fare musica. Era il 1981 e Bob Marley, rappresentante assoluto del genere moriva prematuramente. Quell’anno ha segnato anche la loro futura esperienza musicale. Il nome della band, composta da diversi musicisti, prende il nome proprio da una delle canzoni più celebri di Marley.
Scritta nel 1979 e contenuta nell’album “Survival” (sopravvivenza), rappresenta un inno verso l’unione del Continente negli anni dell’apartheid. Nel 1987 il debutto con “Mjekrari”, a cui segue un Ep, e il disco Llaka. Iniziarono così i concerti. Si sono fatti conoscere in Italia e sono diventati molto apprezzati all'estero. Sono stati invitati a partecipare a festival di musica reggae in America e Medio Oriente. Hanno avuto date in tutta Europa. In questi tre decenni sono stati il punto di riferimento per il genere reggae in Italia.
«Tuttavia - ha esordito Bunna - la nostra musica ha sconfinato dal genere che le è più proprio, cercando sonorità nuove. Abbiamo sperimentato suoni diversi, pur rimanendo riconoscibili». Sonorità che anche i modenesi potranno scoprire. Questa sera 11 marzo saranno, per la prima volta, sul palco del Vox.
Tra le tappe del tour nei club c'è anche quello di Nonantola. Si esibiranno dal vivo con le canzoni dell'ultimo album “Il punto di partenza”. Non mancheranno alcuni dei brani che hanno caratterizzato il repertorio musicale degli Africa. Il nuovo disco, autoprodotto e scaricabile gratuitamente sul sito della band, ha già ottenuto importanti riconoscimenti. Due nomination per la targa Tenco nelle sezioni “Album dell’anno” e “Canzone singola”. Ha inoltre totalizzato 45mila download dallo scorso aprile, data in cui è uscito il disco.
Perché scegliere come titolo “Il punto di partenza” dopo tanti anni che siete sulla scena musicale?
«Volevamo avere - dice Bunna - un approccio nuovo alla musica. Per questo motivo la regaliamo. La finalità ultima è far venire più persone possibili ai concerti. Durante i live ci esprimiamo al meglio. È la situazione che ci è più congeniale. Chi vuole comprare il cd o il vinile lo può fare sul posto».
In questi anni il reggae è diventato un genere molto apprezzato anche in Italia.
«Assolutamente. È cresciuto il pubblico che ascolta questa musica e sono aumentati gli artisti che fanno reggae».
Qualche esempio?
«I Sud Sound System ma ancora Raphael, Mellow Mood, Boom Da Bash, Train To Roots, Mama Marjas, solo per fare qualche esempio. Molti di questi artisti li conosciamo e sappiamo quanto sono legati alle loro origini. Questo è un aspetto che apprezziamo molto. Anche noi abbiamo sempre cercato di non “scimmiottare” nessuno e di non voler essere quello che non siamo. Siamo di Torino, non di Kingston».
Proprio nel Paese dalla bandiera neroverde a croce trasversale gialla nacque il genere divenuto famoso anche grazie (se non soprattutto) al musicista di Nine Mile. Quel Robert Nesta che il mondo avrebbe imparato a conoscere con il diminutivo di Bob. Il cognome? Marley. Un riferimento imitato in più parti del pianeta. Difficile contare le band che ne hanno ripreso lo stile e le canzoni. «Abbiamo sempre cercato di avere un carattere col quale esprimerci - concluso uno dei membri fondatori - al di là della musica stessa».
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