Gazzetta di Modena

La “Fuga perpetua” di Avital debutta al Comunale di Modena

di Chiara Bazzani
La “Fuga perpetua” di Avital debutta al Comunale di Modena

In prima assoluta con Meitar Ensemble lo spettacolo del compositore israeliano «Un’esperienza multimediale che narra tante storie con tanti linguaggi diversi»

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MODENA. Si apre, oggi 12 marzo alle 21 al teatro Pavarotti, l'Altro Suono Festival con la prima assoluta di “Fuga perpetua” del compositore e artista multimediale israeliano Yuval Avital dedicato al tema dei rifugiati. L'opera unisce proiezioni video, musica dal vivo eseguita da Meitar Ensemble, l'installazione sonora “Mobile Sound Theatre” e una performance collettiva per affrontare un soggetto di scottante attualità. Con il patrocinio del UNHCR e International Theatre Institute, Unesco, lo spettacolo è coprodotto, oltre che dal Comunale, dal Brighton Festival e dal Nottingham Lakeside Arts Center e vede, per la rappresentazione modenese, la collaborazione con l'Assessorato alla Coesione Sociale, Sanità, Welfare, Integrazione e Cittadinanza del Comune e il coinvolgimento diretto di alcuni rifugiati ospiti della comunità cittadina.

Maestro Avital, qual è il senso di quest'opera?

«Vorrei raccontare questo aneddoto. Una volta, quando cercavo di trovare un senso, un rifugiato del Camerun di nome Charles mi ha detto: “Yuval, io so cosa stai facendo”; e io che da tanto tempo me lo stavo chiedendo, l'ho pregato di dirmelo e lui mi ha risposto: “Tu vuoi raccontare al mondo la nostra umanità”, e questo mi è piaciuto molto».

Com'è nata l'idea di un progetto come questo?

«Amit Dolberg direttore di Meitar Ensemble, mi ha contattato perché gli erano piaciuti alcuni miei progetti su temi etici e dell'immigrazione, e mi ha chiesto di fare un'opera con loro. Insieme abbiamo pensato al tema dei rifugiati. Appena ideato il progetto mi ha colto una paura agghiacciante, perché andare a toccare un tema così era molto scomodo. Secondo alcune stime pare che ci siano 60 milioni di rifugiati. Poi è partito il lavoro che ha comportato molta ricerca e molto dialogo e una creazione di un network internazionale che include anche le Nazioni Unite, per portare alla fine una storia che non è un'agenda politica, questo è un compito che lascio ai politici. L'opera racconta comunque qualcosa della nostra umanità attraverso la voce, il gesto, lo sguardo di un rifugiato».

La “fuga perpetua” a cosa si riferisce?

«Quando si dice fuga si pensa ovviamente a Bach, ma la fuga nel senso della parola ha il significato di fuggire, e fa pensare a tante voci che non si fermano, che si intrecciano. Fuga perpetua è in realtà una polifonia di quattro opere d'arte, un brano per ensemble, un'installazione sonora, un lavoro di opera d'arte visiva di multiproiezione e una performance dal vivo per dare un'esperienza completa che narra con tanti linguaggi e tante storie un punto focale».

Verrà fatta un'installazione sonora che si chiama Mobile Sound Theatre. Di cosa si tratta?

«È composto da un anello di 10 altoparlanti, più ventiquattro altoparlanti che vengono innescati in qualsiasi teatro o luogo dive verrà presentata l'opera. È qualcosa che ho inventato in collaborazione con il Conservatorio di Birmingham, per creare un senso tridimensionale e di attraversamento del suono che produca un'esperienza di immersione totale. Quest'estate ho concluso la installazione sonora più grande della storia d'Italia, “Alma Mater”, che ho fatto assieme a Michelangelo Pistoletto per centoquaranta altoparlanti, e mi è piaciuta molto, perché è un esperienza di ascolto diversa da quella in stereo, è una cosa che accade al momento, come entrare in un mercato. L'ascoltatore è in mezzo a questi altoparlanti che saranno innescati ovunque».

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