Gazzetta di Modena

Modena. Franco Fontana ci svela i suoi segreti

di Michele Fuoco
Modena. Franco Fontana ci svela i suoi segreti

Lo zen e la fotografia, c'è l'artista che dorme dentro ognuno di noi. Fontana lo ha risvegliato in tanti allievi di tre continenti nei suoi workshop

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MODENA. C'è l'artista che dorme dentro ognuno di noi. Franco Fontana lo ha risvegliato in tanti allievi di tre continenti (Europa, America e Asia) che hanno frequentato i suoi workshop, richiesti da istituzioni e festival. Il primo, nel 1978, a "Les Rencontres de la Photographie", al festival di Arles. I suoi seminari di fotografia si sono svolti anche al Guggenheim Museum di New York, all'Institute of Technology di Tokyo, all'Accademia delle Belle Arti di Bruxelles, all'Università di Toronto, al Politecnico e alla Visual School di Torino, alla Galleria d'Arte Rondanini e alla Luiss di Roma. Grande è la gratitudine da parte degli allievi, di cui il maestro modenese seleziona, da qualche anno, i migliori per le mostre collettive "Fontana & Quelli di Fontana" in diverse località italiane. Fortemente avvertita la riconoscenza del corpo insegnante del Guggenheim Museum che scrive: "Caro signor Fontana, grazie alla sua visione i nostri occhi hanno raggiunto nuove altezze. Utilizzeremo sempre nella vita gli "esperimenti" che abbiamo realizzato insieme a lei. Il gruppo di fotografia la stringe tra le braccia per la sua capacità di abbracciare il mondo". Una straordinaria lezione che merita una diffusione a largo raggio. Il che avviene attraverso il libro "Fotografia creativa", a cura di Francesca Parravicini, pubblicato da Mondadori (pp. 174, 24 euro), da qualche giorno in libreria. Un volume, dedicato alla moglie Uti, in cui Fontana non impone regole, ma raccoglie riflessioni nate in più di 30 anni di corsi di fotografia per aiutarci a scoprire e a sviluppare il talento.

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Il maestro richiama la filosofia zen per condurre l'uomo alla ricerca meditativa e allo stato di illuminazione. Occorre che l'uomo riscopra la condizione originaria, considerando lo spirito presente dappertutto che può ogni volta agire con la sua ineusauribile forza, perché è libero, e aprirsi a tutto perché è vuoto. E il vuoto, che bisogna fare dentro di noi, è lo spazio della crescita per accogliere una verità. Una mente libera, quindi, che contenga non nelle mani ma nel pensiero e nel cuore, anche la macchina fotografica, per determinare creatività e indipendenza. Ecco cosa fa Fontana quando fotografa.

"A volte mi succede - nota l'artista - di trovare un paesaggio così irresistibile che dimentico tutto il resto. Lascio andare desideri, rancori, aspettative, la fretta. Lascio andare l'idea del passsato e quella del futuro e rimango io solo, con la mia macchina e il paesaggio. Me ne lascio permeare. Io divento il paesaggio e il paesaggio me. Lo vivo. Permetto al paesaggio di riempire il mio vuoto, ne gioisco, e solo allora scatto. Mi piace dire che il paesaggio attraverso di me si fa l'autoritratto".

Questo viaggio negli aspetti, anche oscuri, della creatività consente al maestro, che fa appello alla sua esperienza e ad immagini del suo lungo lavoro, di affermare che per fare fotografia è necessario guardarsi dentro; qualsiasi soggetto, compreso un cimitero, non è altro che il pretesto per scoprire il proprio mondo; la fotografia che pretende di contenere tutto finisce per non significare niente. Efficaci i suoi insegnamenti su come interpretare la luce, i colori. Gli esercizi (del rosso, dell'essere e dell'apparire, delle emozioni, dello spazio e del tempo, del viaggio, del paradosso, del cerchio...), che il libro reca con una dovizia di particolari, sono quelli che Fontana affida dal vivo ai suoi studenti dei corsi. L'invito è quello, dopo aver letto il libro, di ritornare principianti, affrontare il cambiamento e di voltare pagina. "Atrimenti - dice il maestro - nessuno lo farà per voi e la pagina rimarrà bianca".

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