Cavani, debutto in prosa con Filumena
Prima a Spoleto al Festival dei Due Mondi; poi in ottobre da Carpi via alla tournée
ROMA. «È una cosa cui non avrei mai pensato». Lo ammette Liliana Cavani. Dopo una carriera intera tra cinema e opera lirica, al teatro proprio non pensava. Anzi, racconta la regista di “Francesco” e “Il portiere di notte”, in passato aveva detto anche qualche «no» importante, come «nel '69 a Paolo Grassi». E invece eccola a tu per tu con uno dei capisaldi della prosa italiana come Eduardo e la sua opera più rappresentata nel mondo: “Filumena Marturano”, che sarà la sua prima regia teatrale, al debutto al Festival dei Due Mondi Spoleto dall’1 al 3 luglio e poi in tournée a partire dal Quirino di Roma il 18 ottobre con anteprima a Carpi il 14-15 ottobre. Protagonisti, Mariangela D'Abbraccio, che prima della scomparsa aveva ottenuto da Luca De Filippo il permesso di portare in scena quel ruolo che Eduardo aveva costruito apposta per la sorella Titina, con l'ex prostituta Filumena, che arriva a fingersi moribonda pur di farsi sposare dall'uomo cui è fedele da 25 anni e fargli riconoscere tre figli (di cui uno solo è anche suo ma del quale non gli svelerà mai l'identità); e Geppy Gleijeses, l'attore e regista cui Eduardo a soli 20 anni concesse di rappresentare tutte le sue opere, oggi nel ruolo di Domenico Soriano. «Dopo la proposta - racconta la Cavani - ho rivisto “Matrimonio all'italiana”, la versione cinematografica di Vittorio De Sica. Lo considero uno dei più grandi registi al mondo. Poi Gleijeses mi ha portato la biografia “Vita di Eduardo” di Maurizio Giammusso e ho scoperto quanto De Filippo fosse connesso al neorealismo. Scrive Filumena pensando Sciuscià e ne esce un dramma di grande rinnovamento culturale, pur in dialetto». Scritto nel 1946 e ispirata a un caso di cronaca realmente accaduto, insieme a “Napoli milionaria” e “Questi fantasmi”, “Filumena” apre la “Cantata dei giorni dispari” di Eduardo, quella, cioè, dedicata all'Italia della Ricostruzione e del disincanto. «Contribuì a spingere il Paese verso grandi cambiamenti - aggiunge Gleijeses - come l'abolizione della legge sui figli di N.N. o la Merlin sulle case chiuse». «Cosa farò ancora non lo so - prosegue la Cavani - Per noi al cinema, una volta che una scena è “buona” si mette da parte. Già l'idea che in teatro ogni sera si ripeta tutto, con tutta la stanchezza della vita sulle spalle, è per me un miracolo. Mi hanno fatto vedere 60-100 attori per ogni ruolo: una follia, ma mi ha fatto bene». Tra di loro anche Eduardo Scarpetta, erede di ben tre famiglie come i Viviani-Scarpetta-De Filippo, nei panni di Michele, uno dei figli di Filumena. «Conobbi Eduardo - prosegue la regista - Lo vidi anche a teatro in “Natale in casa Cupiello”, per due sere di seguito. E recitò in un due modi completamente differenti. “Filumena” è una grande storia d'amore. Dentro c'è la cultura popolare che è quella che spesso dà l'input alle più grandi rivoluzioni sociali e politiche. Parla di etica della vita». Quella di De Sica, prosegue, «aveva una Loren da sballo e la furbizia spicciola da “cazzaro” di Mastroianni. Quella di Eduardo e Titina è più tragica e intensa. È la storia di un'ingiustizia. Seguirò il testo, per quel che mi dice, perché c'è già dentro tutta la sapienza popolare che vuol dire sapienza in assoluto».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
