Vasco Rossi: tutta colpa di... Gaetano Curreri
Mentre spopola al cinema “Tutto in una notte/Live Kom 015” l’artista racconta i suoi inizi e l’amicizia col leader degli Stadio
ROMA. La passione per la radio, che doveva diventare il suo lavoro, la sicurezza che non avrebbe avuto un carriera così lunga perché intimamente «tarato sul morire prima», il periodo di difficoltà vissuto a seguito di capolavori come “Vita Spericolata” e molto altro: Vasco Rossi si è raccontato in una lunga intervista rilasciata a “Rock and Roll Circus”, il programma di Rai Radio2 condotto da Pier Ferrantini e Carolina Di Domenico, nella puntata trasmessa ieri sera alle 21.
Vasco ha appena pubblicato il film concerto “Tutto in una notte/Live Kom 015” che, da lunedì, con un prevedibile grande successo e il “sold out” praticamente ovunque, è nei cinema italiani per tre giorni e che è basato sul concerto del 3 luglio 2015 allo Stadio San Paolo di Napoli. «Questo è un documento particolare - ha detto il Komandante a Radio2 - a me spesso piace fissare i concerti in un documento. Questa volta è stato ancora meglio, abbiamo deciso di fare una cosa diversa, dando una sorta di trama facendo una cosa più cinematografica che restituisce comunque ritmo e potenza al concerto».
Il rocker di Zocca ha raccontato poi la sua grandissima passione per la radio, che doveva diventare il suo lavoro: «La radio è stato il mio primo amore e sarebbe stato anche quello definitivo, fare il disc jockey è una cosa straordinaria. Avrei fatto solo radio se non fosse arrivato Gaetano Curreri (leader degli Stadio vincitori quest’anno a Sanremo, ndr) che mi ha travolto e trascinato per andare sul palco e fare un disco». Oggi Vasco Rossi ascolta ancora radio? «Sono ancora uno che ascolta solo radio, e ascolto solo Radio2, sul serio».
Poi, tornando ancora all’inizio della sua storia professionale ammette che «quando ho iniziato non avrei mai pensato di avere una carriera così lunga: ero tarato sul morire giovane». Nel senso che «quando sono partito, negli anni Settanta c’era la mitologia secondo cui le rockstar morissero giovani. E io non facevo niente affinchè non succedesse, anche se ovviamente non facevo nemmeno il contrario. Diciamo che sono andato avanti così». Poi «mi sono ritrovato ad esser ancora vivo, ed è stata durissima: avevo già scritto delle canzoni che mi facevano ritenere completamente soddisfatto del mio lavoro da artista».
Il riferimento e à pezzi come “Siamo solo noi”, per esempio, oppure “Vita Spericolata”, «che pensavo fosse la “canzone della vita”. Tanto che poi, ogni volta che dovevo scrivere e pensavo che ogni pezzo dovesse essere di quel livello, diventava veramente dura, non riuscivo neanche a cominciarla e sono stato tre o quattro anni senza riuscire a scrivere niente».
Erano gli anni Ottanta, «un periodo molto duro, fin verso il 1988. Poi, improvvisamente, una mattina, dopo che non avevo dormito, mi sono messo a scrivere per divertimento e ho iniziato a scrivere quello che mi era successo il giorno prima». Per esempio? «“La ragazza mi ha lasciato è colpa mia”, perché la sera prima era finita la storia. E da quel momento ho ripreso a scrivere, perché ho ricominciato a giocare». Vasco è anche uno degli artisti che vende più dischi... «Già fare musica anche da solo è un piacere, se poi ti pagano è anche meglio, ma non è per i soldi che si scrivono canzoni - dice - Mentre è per quello che si va su un palco. Ecco, vorrei chiarire questo: su un palco ci si va perché ti pagano, perché altrimenti io non ci vado su un palco».
E alla domanda finale se vedremo mai Vasco esibirsi live in un luogo molto piccolo rispetto agli stadio che ormai riempie ad ogni data, il rocker di Zocca risponde «da un po’ di tempo ne ho una gran voglia. Penso sia una cosa che succederà sicuramente, anche se ancora non so quando».
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