Gazzetta di Modena

Il “rinascimento” polacco alla Palazzina dei Giardini

di Michele Fuoco
Il “rinascimento” polacco alla Palazzina dei Giardini

Quindici artisti contemporanei espongono dipinti, sculture, installazioni e foto Sabato alle 18 l’inaugurazione della mostra “La memoria finalmente”

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MODENA. Le arti vivono nella libertà. E libertà hanno trovato le arti nei Paesi dell'Est nel 1989, con la caduta del muro di Berlino, ma anche con il clima creato, dal 1985, dalla politica di "glasnost" (trasparenza) e della "perestrojaca" del riformista Michael Gorbacev che guidava l'Unione Sovietica.

Di questa nuova "primavera" hanno goduto, per primi, i polacci, di cui la galleria Civica indaga la creatività, con una mostra alla Palazzina dei Giardini che sarà inaugurata sabato alle 18. Rinnovata è la capacità penetrante di rappresentazione di 15 autori, di tre generazioni (da fine anni '50 a metà anni '80) che si fanno intrerpreti, con dipinti, sculture, disegni, collage, fotografie, installazioni, video, di esperienze che recano anche ricordi dal passato, sostenendo lo stretto rapporto tra arte e vita, come vuole la mostra "La memoria finalmente. Arte in Polonia: 1989-2016", titolo che la curatrice Marinella Paderni ha preso in prestito da una poesia del Premio Nobel Wisawa Szymborska.

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«Le opere restituiscono - sostiene la Paderni - la ricchezza dell'arte polacca collegata alla ricerca dell'identità di un popolo. Circa 400 anni di dominazione in Polonia che, solo dal 1919 al 1939, ha conosciuto 20 anni di indipendenza e il fiorire dell'arte d'avanguardia. Poi l'azzeramento totale di Hitler e il dominio sovietico, quando gli artisti hanno dovuto lavorare nella clandestinità. Dal 1989 il processo di ricostruzione, non solo economica ma anche culturale, tanto da investire fino a pochi mesi fa il 2% di pil in cultura, riprendendo il loro passato per andare avanti, con artisti giovani e meno giovani che hanno determinato un rinascimento culturale». E la memoria "negata" dalle dittature e ritrovata da circa 30 anni consente agli artisti rimandi ad itinerari dell'assurda ed insana logica della violenza, dell'annientamento dell'uomo. Effetti angosciosi recano le sculture in plastica e resina di Pawel Althamer, con i corpi scheletrici su cui i visi (calchi di persone) non negano l'identità umana. Richiami alla Shoah hanno le spoglie installazioni (barattoli; oggetto con cinghia di cuoio e sale; un cuscino trafitto) di Miroslaw Balka, mentre le sculture (Anomalia) di Ewa Axelrad conducono all'analisi della violenza. Con materiali semplici Micha? Budny autore di sculture a forma di blocchi di ghiaccio, riflette sui processi naturali. Le immagini fotografiche con cui Michal Grochowiak ritrae persone di spalle e documenti autentici, creano situazioni di silenzio.

Se il progetto fotografico in una teca di plexiglas, che Nicolas Grospierre dedica a Rothko, confonde la visione dello spettatore, il video di Anna Molska propone due atletici giovani seminudi (parlano in russo) che manipolano modelli geometrici di un puzzle. Si passa dalla donne straordinarie di Paulina Olowska ai film di animazione di Agnieska Polska che afferma il concetto di nostalgia; dalla cultura dei mass media di Wilhem Sasnal al multiculturalismo del collettivo Slavs and Tatars; da elementi architetonici violati nella forma di Monika Sosnowska all'installazione con cui Iza Tarasewicz elabora la morfologia di funghi; dalle figure grottesche e surreali di Aleksandra Waliszewska, ai linguaggi massonici Jakub Woynarowski (1982). Per approfondire la cultura polacca, Alberto Morsiani porterà tre pellicole alla Sala Truffaut.

Si parte mercoledì, alle 21.15, con "The red spider", ambientato a Cracovia nel 1967. Le altre due proiezioni il 2 aprile e il 6 maggio. E domenica, alle 10.30, visita guidata, condotta dalla Paderni. Alla fine sarà offerta una tipica colazione polacca. La rassegna (catalogo di Silvana Editoriale, con contributi del filosofo polacco Andrzej Leder e della storica Joanka Zielinska), prodotta dalla Fondazione Cassa e realizzata in collaborazione con l'Istituto Polacco di Roma, resterà aperta fino al 16 giugno.

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