Gazzetta di Modena

“Ephemera” a Modena, quando l’opera si materializza con un clic

di Stefano Luppi
“Ephemera” a Modena, quando l’opera si materializza con un clic

La nuova mostra alla ex Manifattura di Modena presenterà tre artisti di new media art. Appuntamenti con gli autori, catalogo e partnership con Play, festival del gioco

3 MINUTI DI LETTURA





MODENA. C’è un animale, una specie di libellula acquatica, che vive appena un’ora e mezzo e deve dunque lasciare in fretta il suo segno nel mondo.

Si chiama “Ephemera”, effimera, ed è questo il titolo scelto dai curatori di una mostra prevista dal 3 aprile al 22 maggio che si pone come un interessante esperimento di new media art. «Anche questa forma d'arte - spiegano i curatori Fulvio Chimento e Luca Panaro autori di “Effimera. Relazioni disarmoniche” - è appunto effimera, gestita com’è dal web e dal computer ed essendo sostanzialmente immateriale. I 500 metri quadrati del Mata con il nostro allestimento sembreranno assolutamente vuoti proprio perché c’è una strumentazione tecnica che solo quando accesa produrrà immagini, suoni, giochi on line e sui muri con videoproiezioni di 6 metri. Una mostra che, detto per assurdo, se salta la luce non si vede».

Eccola dunque la mostra del Mata della ex Manifattura Tabacchi con la quale il Comune tenterà di rispolverare le sorti non proprio brillanti del nuovo spazio espositivo pubblico. Tutti ricorderanno le polemiche della rassegna d’esordio, “Il manichino della storia”, a causa degli alti costi (600mila euro), dell’alto compenso al curatore Richard Milazzo (49mila euro più rimborsi) e del poco pubblico accorso (17mila persone, incasso di 37mila euro).

Ora si tenta la svoFranco Mattes, Clta con una rassegna coraggiosa che qui presentiamo in anteprima, dedicata ad artisti - dicono Eva e Carlo Zanni e Diego Zuelli - conosciuti solo all'estero dagli esperti, ma che rappresentano il meglio di quanto produce questa innovativa forma artistica.

«Tentiamo di dare - spiegano i curatori - una ventata di aria fresca affrontando tematiche di cui da tempo si discute a livello internazionale, ma non in Italia. Abbiamo l'ambizione di sperare che tra qualche anno si dirà che la riflessione su questi temi nel nostro paese è partita da Modena, un po’ come accaduto in altri tempi con Luigi Ghirri e Franco Vaccari. Abbiamo fatto una scelta mirata, scegliendo solo tre autori, notissimi nei loro ambienti all'estero, attivi su temi come la bellezza iconica, la computer grafica, videoproiezioni, l'attività collegata alla Rete. Tutto ciò produrrà in parte opere che si potranno vedere da casa e altre che invece cambieranno in base agli orari nei quali si visita la mostra».

La mostra, aperta a ingresso libero per una cinquantina di giorni si lega a “Play”, festival del gioco che a inizio aprile si tiene in Fiera e avrà numerosi collegamenti con l'appuntamento del Mata.

«Ci saranno - continuano Panaro e Chimenti, anch'essi nati negli anni '70 come tutti gli artisti invitati - anche singoli appuntamenti con gli artisti per tentare di rendere più interessante la nostra mostra. Inoltre la rassegna sarà accompagnata da molti apparati informativi e ci sarà a disposizione pure un catalogo che abbiamo immaginato come un volume vero e proprio dedicato alla new media art, pubblicato da un editore modenese. La nostra è una mostra a “km zero”. Pensiamo che a Modena siano utili mostre dal taglio sperimentale».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google