Gazzetta di Modena

ultima replica alle passioni

“Pinter. Atti Unici” una conferma del binomio Garella-Arte e Salute

di Andrea Marcheselli

MODENA. Sono molti anni che Nanni Garella lavora con attori-pazienti psichiatrici dell'Associazione Arte e Salute onlus, con risultati che non è più possibile definire sorprendenti, vista la...

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MODENA. Sono molti anni che Nanni Garella lavora con attori-pazienti psichiatrici dell'Associazione Arte e Salute onlus, con risultati che non è più possibile definire sorprendenti, vista la continuità con la quale insieme hanno realizzato spettacoli di profondo spessore artistico. Ricordiamo, in proposito, il “Marat” che abbiamo visto nella penultima edizione di VieFestival, o i “Tre atti unici” di Harold Pinter portati in scena diversi anni or sono.

Al Teatro delle Passioni, questo pomeriggio, alle 17, si terrà l'ultima replica modenese di una nuova loro messa in scena, ancora basata sui testi dell'autore britannico premio Nobel del 2005. Questo nuovo “Pinter. Atti unici” è la conferma della qualità del lavoro svolto da una compagnia teatrale che è ormai quasi un organismo stabile. Pinter si dimostra autore particolarmente affine alle tematiche esistenziali di persone che vivono sulla propria pelle i disagi emotivi, il buio, il vuoto interiore che caratterizzano il mondo descritto nei suoi drammi.

Riuniti con rodata sapidità drammaturgica in un continuum senza interruzioni, i tre brevi drammi sondano la realtà di un vissuto che può essere assurdo, angosciato, fallace, segreto, ma sempre comunque pieno di sofferenza. L'indefinitezza delle situazioni, dei singoli casi presentati in ogni atto unico finisce per renderli casi emblematici di un'esistenza sempre più spersonalizzata.

Gli attori aggiungono, per parte loro, l'intensità che può raggiungere solo chi prova direttamente certi stati d'animo, e questo finisce per vincere anche alcune approssimazioni tecniche nella recitazione. L'assoluta essenzialità della scenografia concede il massimo spazio espressivo alle storie e agli interpreti, fra i quali si insinua lo stesso regista. In realtà, ci sarebbero forti distinzioni sia stilistiche che di contenuto in queste brevi pièce scritte nell'arco di venticinque anni, da “La stanza”, che ha rappresentato l'esordio di Pinter, nel '57, a “Una specie di Alaska”, dell'82, ma la regia di Garella sapientemente finisce per amalgamarle per ottenere una sorta di piccolo affresco di una contemporaneità in cui malattia ed emarginazione sono ancora all'ordine del giorno, come dimostrano tanti fatti di cronaca. A questo proposito, l'attività di Arte e Salute è davvero un caso eccellente di intervento sul piano dell'esclusione sociale che non possiamo che augurarci riesca a trovare sempre maggiore continuità.

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