Gazzetta di Modena

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Un’analisi intima in “Weekend” di Andrew Haigh

di Alberto Morsiani

WEEKEND di Andrew Haigh. Gb 2011. Recuperato molto opportunamente dopo il successo di “45 anni”, il film d'esordio del britannico Andrew Haigh conferma à rebours tutte le qualità del suo autore....

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WEEKEND di Andrew Haigh. Gb 2011.

Recuperato molto opportunamente dopo il successo di “45 anni”, il film d'esordio del britannico Andrew Haigh conferma à rebours tutte le qualità del suo autore. Russell passa la serata del venerdì in compagnia di alcuni amici etero che lo hanno invitato. Dopo aver lasciato la festicciola, si reca in un club gay in centro. Nel corso della nottata conosce Glen, un giovanotto un po' smarrito. Russell immagina che si tratti soltanto di una breve avventura di sesso. Invece, nel corso del weekend che i due trascorrono insieme, la loro relazione si dimostra unica. Insieme, Russell e Glen bevono, si concedono qualche droga, ma soprattutto imparano a conoscersi nell'intimità. Si prendono tutti il tempo che ci vuole per parlarsi, moltiplicando le loro confidenze, e fanno all'amore. Questo incontro avrà un impatto sul resto delle loro esistenze? Ventisette anni dopo “My Beautiful Laundrette” di Stephen Frears, il film imbarca nuovamente due giovanotti inglesi in una storia di sesso e di sentimenti. Ma i tempi sono cambiati: il contesto sociale conta molto di meno oggi. Ora, è la questione dell'intimità a premere di più. Raccontarsi, definirsi, indovinarsi l'un l'altro con parole e gesti, è questo il programma del “weekend” in cui Russell e Glen si incontrano per caso e proseguono in un accanito testa a testa. Nella scenografia di un appartamento ad affitto bloccato come in metropolitana, la macchina da presa di Andrew Haigh li isola, preserva un'atmosfera quasi ovattata, per dirci come si avvicino l'uno all'altro, progressivamente. L'affermazione della loro differenza, ne parlano molto, perché la battaglia per la tolleranza non è mai vinta del tutto, ma è in primo luogo affare di una scelta che ciascuno compie individualmente. E sono le loro ricerche personali che li occupano, Russell si esercita nella scrittura, Glen lavora a un progetto artistico alimentato dalle confessioni di amici o amanti. In questa atmosfera di ripiegamento su se stessi, l'incontro può ridiventare la grande avventura, ma interiorizzata, segreta, per confermare la propria verità al contatto di quella dell'Altro. Per sparare la propria pallottola restando se stessi. Una filosofia molto attuale nella quale Andrew Haigh trova il fermento di un film moderno, nello stesso tempo gay ed aperto a tutti i cinefili. L'intensità, che lui cerca al pari dei suoi personaggi, questo giovane regista la trova nel modo in cui maneggia la macchina da presa, nelle inquadrature che sa come far durare nel tempo. E vedendo come filma Russell e Glen in una stanza, si può forse essere certi che ha attentamente osservato come si muovevano Jean-Paul Belmondo e Jean Seberg in quella di “Fino all'ultimo respiro”, sotto lo sguardo di Godard. L'autore di un altro “Weekend”, quello del 1967.

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