Moriyama, Mofokeng e Zemoz: a Modena tre giorni nella grande fotografia
Le mostre del Foro Boario di Modena - tre personali di Daido Moriyama, Santu Mofokeng e Alessio Zemoz - saranno sempre aperte durante le festività. Oggi 25 marzo dalle 15 alle 19; domani 26 e...
MODENA. Le mostre del Foro Boario - tre personali di Daido Moriyama, Santu Mofokeng e Alessio Zemoz - saranno sempre aperte durante le festività. Oggi 25 marzo dalle 15 alle 19; domani 26 e domenica 27 dalle 11 alle 19; infine, lunedì 28 marzo dalle 15 alle 19. Chiusura il 29 marzo e riapertura mercoledì 30, dalle 15 alle 19 (giornata ad ingresso libero).
A cura di Simon Njami, “Santu Mofokeng. A Silent Solitude” è la personale del vincitore del Premio Internazionale per la Fotografia 2016, un riconoscimento nato dalla collaborazione tra Fondazione Fotografia Modena e Sky Arte HD e conferito ogni due anni a un fotografo vivente che abbia apportato un contributo determinante nel campo dell’immagine contemporanea. Il fotografo sudafricano (Johannesburg, 1956) è stato scelto per la sua capacità di “documentare la realtà sudafricana dai tempi dell’Apartheid ad oggi senza mai cedere a compromessi”.
Daido Moriyama in “Color”, a cura di Filippo Maggia, illustra alcuni recenti sviluppi della ricerca fotografica svolta dal maestro giapponese della street photography, segnata dalla riscoperta del colore, attraverso una selezione di 130 fotografie realizzate tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta. Tema predominante delle immagini è la strada, luogo prediletto dall'artista. Fanno parte di questo filone a colori anche alcune rare fotografie bondage, commissionate all’artista dallo scrittore erotico giapponese Oniroku Dan, che Moriyama realizzò per pagarsi i viaggi in Europa, e altri scatti destinati all’edizione giapponese di Playboy.
“Alessio Zemoz. lo vàco-il vuoto”, a cura di Christine Frisinghelli, è la personale del vincitore del Premio Fotografia Italiana Under40. Un ibrido tra documentazione, fotografia contemporanea e ricerca scientifica di matrice antropologica, il progetto di Alessio Zemoz è dedicato al paesaggio abbandonato della Valle d’Aosta.
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