Pittura colloquiale di Enrico
Alla Redecocca un omaggio a Pradelli a 25 anni dalla morte
MODENA. Riflette esperienze di vita personale l'opera pittorica di Enrico Pradelli (1918-1991) esposta, fino al 18 aprile, alla Trattoria Redecocca. Una esistenza dinamica passata attraverso l'arruolamento nell'esercito come sottufficiale, la partecipazione al secondo conflitto mondiale e la prigionia, la partenza nel dopoguerra per la Somalia come cartografo dell'esercito italiano, il ritorno a Modena nel 1952 per occupare l'incarico di disegnatore presso l'Accademia Militare. La formazione scolastica avviene, dal 1930 al 1936, presso la scuola d'arte serale San Filippo Neri di Modena, sotto la guida di Tino Pelloni, e nei due anni seguenti alla scuola di nudo presso l'Istituto Venturi. La padronanza nel disegno si rivela subito, come disciplina compositiva, nello studio di manifesto per le linee aeree della Somalia (1951) e in quello per l'Accademia Militare (corso allievi ufficiali 1954). Dello stesso periodo sono l'autoritratto, il Duomo visto da piazza Grande e il porto di Cesenatico, dove la china assume il carattere di presa diretta della realtà umana e delle cose, nella pienezza e compiutezza d'immagine. Il dominio del mezzo grafico gli consente di realizzare anche xilografie su linoleum: la facciata della cattedrale modenese e personaggi con costumi sardi di cui l'artista dà un'affettuosa rappresentazione anche a tempera. Opere che nascono da soggiorni di Enrico in Sardegna presso la figlia Giuseppina, anche lei artista e docente, che con Aldo Leonardi ha curato la mostra-omaggio per i 25 anni dalla morte del pittore. E creature, che traducono la partecipazione di Pradelli all'intensa sensazione di vita e d'amore di una umanità a diverse latitudini, sono il nudo femminile e una figura di schiena che l'artista ha eseguito nel 1944 nel campo di concentramento in Marocco. Da notare che in ogni opera non c'è mai rinuncia ad un impianto narrativo, in un raccordo continuo di suggestioni interne, sia che si tratti di luoghi (chiesa di San Pietro e l'omonima via a Modena), che di nature morte, come “Allegoria del carnevale” con maschere, stelle filanti, libri, e la composizione con papaia e conchiglia. Non viene sacrificata persino la qualità estetica accattivante, come nel quadro che raffigura oggetti in ceramica. di struttura forte, densa, coloratissima e concreta. Tutta l'opera è impegnata nel vissuto e sa offrire una calma e una familiarità colloquiale.
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