Gazzetta di Modena

A Carpi il jazz e il pop brasiliano di Tania Maria

di Valeria Cammarota
A Carpi il jazz e il pop brasiliano di Tania Maria

La cantante e pianista carioca apre i concerti di primavera del Festival Mundus Dalle 21 con lei sul palco Marc Bertaux al basso e Hubert Colau alla batteria

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CARPI. Un’eclettica combinazione di jazz e musica popolare brasiliana, quella che la pianista, cantante compositrice e arrangiatrice Tania Maria porterà sul palco del Comunale, domani 31 marzo, alle 21, per il primo appuntamento dei Concerti di Primavera di Festival Mundus, la storica rassegna dedicata alla musica etnica, jazz e alla canzone d'autore.

Tania Maria, internazionalmente conosciuta per la sua frizzante vocalità e il suo virtuosismo al pianoforte, si esibirà insieme a Marc Bertaux al basso e Hubert Colau alla batteria, in un concerto dalle molteplici sfaccettature, un insieme di stili, dalla samba al jazz, dal pop al corinho brasiliano, capace di dar vita a un suono unico. Tania Maria ha infatti sviluppato nel tempo uno stile molto singolare, che l'ha resa unica, in cui la voce diventa un unicum con il pianoforte, creando un vortice di note e suggestioni, una ritmica travolgente ma sempre melodica. Alcuni suoi brani come “Come With Me” o “Funky Tambourine” sono celebri al punto da esser divenuti pezzi abitualmente suonati nei jazz e soul club di tutta Europa, Giappone e Nord America.

Come ha avuto origine la sua carriera?

«Suono il piano da quando avevo 7 anni. Tra i 13 e i 16 anni sono diventata leader del mio gruppo con cui suonavo nei fine settimana, dato che durante tutti gli altri giorni dovevo andare a scuola. Mio padre ci ha sempre seguiti da vicino e dato il suo totale supporto. Ho, quindi, inciso il mio primo album a 14 anni e un secondo a 17. L'unica pausa che presi dai miei impegni professionali, abbandonando momentaneamente le scene musicali, fu quando mi sposai ed ebbi i miei due figli: tornai a suonare a 22 anni e mi dedicai soprattutto alle esibizioni nei locali tra Rio de Janeiro e San Paolo, oltre che alle registrazioni di diversi album».

A chi pensa dovrebbe dire “grazie”?

«Innanzitutto, a mio padre per il suo supporto morale e il suo amore per la musica che mi ha influenzato e quindi motivato notevolmente nell'intraprendere la strada per diventare una musicista professionista. Sono molto riconoscente anche nei confronti di quanti hanno influenzato la mia carriera, sia musicalmente che professionalmente: Johnny Alf, Eumir Deodato, Luiz Eça, Oscar Petersen, Charlie Byrd, Carl Jefferson».

Ha iniziato studiando musica classica: cosa non le piaceva tanto da abbandonarla?

«Non ritenevo di avere dentro di me la disposizione d'animo che ritengo sia necessario per eseguirla».

Ha affermato che il pianoforte è uno strumento “percussivo” e come tale lo suona: cosa intende?

«Il pianoforte è composto da martelli: in questo senso è percussivo. Posso suonarlo sia con l'intenzione di eseguire una sezione ritmica sia melodica».

Jobim un giorno disse che era lei la più grande musicista di jazz di tutto il Brasile. Che effetto le fa questo complimento da parte di un così importante artista?

«Posso solo dire grazie a Jobim, dal profondo del cuore».

Cosa rappresenta, per lei, la musica?

«Penso, più di ogni altra cosa, sia una scelta. Penso che sia una missione: io ho scelto la musica e la musica ha scelto me, per diffonderla ovunque».

Fonde jazz e musica popolare brasiliana: cosa le accomuna?

«La facilità comunicativa. Questi generi musicali hanno in comune i “genitori”, ossia l'Africa, quindi possiedono un linguaggio comune».

Cosa ci dice di Marc Bertaux e Hubert Colau, i due musicisti che la accompagneranno nello spettacolo?

«Sono bravi ragazzi, sanno come suonare con me».

Ha progetti in cantiere, nonostante lei stessa dica di essere diventata pigra?

« Si. Certo. Molti e pochi!».

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