Gazzetta di Modena

Hopera, il melodramma sposa la danza e il teatro

di Daniele Montanari
Hopera, il melodramma sposa la danza e il teatro

Al Mac Mazzieri si chiude la stagione con uno spettacolo fuori dagli schemi che fonde stili e linguaggi, fino ad avvicinare la classica alla breakdance

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PAVULLO. Si chiude con un divertissement all'insegna di ballo e grande musica la stagione teatrale Ater del Mac Mazzieri di Pavullo, che oggi alle 21 vedrà andare in scena Hopera, originalissimo spettacolo firmato dalla E.sperimenti Dance Company, compagnia di punta del Gdo (Gruppo Danza Oggi) ed eccellenza italiana under 35 coordinata dalla direttrice del team coreografico Federica Galimberti.

Un viaggio tra le grandi arie dell'opera internazionale, abbinate ai virtuosismi acrobatici del talentuoso corpo di ballo composto da Filippo Braco, Mattia De Virgiliis, Francesco Di Luzio, Andrea Ferrarini, la stessa Galimberti, Eleonora Lippi, Stefano Otoyo, Laura Ragni, Silvia Pinna, Daniele Toti e Martina Ragni. Formula del tutto inedita, insomma, che senza mancare di ironia abbina il classico melodico alla più totale contaminazione di stili e tecniche, dal contemporaneo all'hip hop, dal modern al floorwork, fino alla break dance, sullo sfondo delle sognanti coreografie concepite da Mattia de Virgiliis, Francesco Di Luzio e la Galimberti. Il tutto strizzando l'occhio in primis ai giovani, portati in questo modo all'interno di un patrimonio melodico straordinario.

Galimberti, perché questa Hopera inizia con l'H?

«Perché usciamo dallo schema classico, da tutti gli schemi, e la H vola via. È una soluzione grafica elaborata da un architetto, per dare l'idea di un linguaggio diverso: non siamo nello standard delle compagnie di danza contemporanea, sia come prodotto che come impatto sul pubblico».

Cercate maggiore coinvolgimento?

«Sì, il pubblico per noi è la prima cosa a cui fare riferimento, perché vogliamo portare il sorriso. Mentre balliamo ci divertiamo tantissimo, ma abbiamo bisogno del contatto».

Come si articola lo spettacolo?

«C'è una figura grigia del mondo reale che noi, provenienti da un altro emisfero tutto colorato, vogliamo attirare in una dimensione spensierata e gioiosa attraverso le grandi arie d'opera. C'è molta teatralità, ma anche ironia, con tanto di giochi da bambini e sbadigli sulle note del “Va' pensiero».

È la prima volta che lo portate nel modenese?

«Sì, e siamo orgogliosi della proposta perché ci ha permesso di essere selezionati a ottobre al Nid Platform di Brescia tra 16 compagnie, anche estere. In giro per l'Italia i riscontri sono stati ottimi e abbiamo avuto chiamate anche dall'estero: saremo a Pechino a luglio e a Budapest ad agosto».

Come nasce la compagnia?

«Io ho iniziato 12 anni fa con la Compagnia Botega di Enzo Celli: ho fatto l'assistente, poi ho insegnato e prodotto altri spettacoli, fino a quando due anni fa non ho deciso di fondare una compagnia a Corinaldo, nelle Marche, facendo un'esperienza di team, perché qui anche i danzatori sono coinvolti nella produzione, è davvero un lavoro d'insieme».

Gioco di squadra, insomma...

«Ma senza destrutturare il singolo. I diversi tipi di danza sono amalgamati lasciando a ognuno la propria peculiarità di stile».

A chi vi rivolgete?

«A un pubblico di tutte le età, dai bambini agli ottantenni».

Arrivate a Pavullo in un teatro di provincia...

«Intanto mi avvicino a casa, perché sono del reggiano, ma la cosa che fa piacere soprattutto è il calore che di solito riscontriamo nei teatri di provincia, che spesso non si trova in città. Passiamo dai grandi palcoscenici ai piccoli indistintamente, la cosa più bella è trovare un pubblico che partecipa e magari si ferma anche alla fine per dirti che si è divertito: per noi questa è la soddisfazione maggiore».

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