La donna si veste di fierezza
Al Centro Studi Muratori antologica di Franca Semprebon
MODENA. Dall'esaltazione della bellezza al disagio esistenziale: entro queste differenti condizioni di vita si dibatte l'indagine sul mondo femminile che Franca Semprebon conduce con la sua pittura esposta, fino al 25 aprile, al Centro Studi Muratori. Una mostra che, con 60 dipinti, assume carattere antologico, verificando come la pittura riesca a diventare il campo di tante possibili analisi sulla donna e possa alludere o dispiegare rapporti con le esperienze dell'autrice che sostiene che “il mondo femminile che nel mio percorso artistico ho rappresentato nelle sue molteplici sfaccettature altro non è che la proiezione del mio più intimo sentire in relazione a ciò che mi circonda”. Nelle opere degli anni Ottanta la Semprebon non rinuncia a celebrare la donna nel suo fascino con colori sontuosi, con ricchezza di notazioni, di oggetti preziosi, paillette laminate, pizzi, rasi e piume (la dama con l'orecchino, signore col colbacco, signore in nero...). Una donna che gode di grazia, di avvenenza, di piacere, di malizia, di un rapporto pieno con la vita, messi in luce da veggenti, creature dell'Eden, del paradiso perduto che trovano una convivenza pacifica, idilliaca, anche con ghepardi, scimmiette. Questo stato di felicità, di fierezza, che si colloca in una dimensione leggera dell'esistere, pare continuare nelle giovani che avvertono un senso di intensa partecipazione allo spettacolo della natura, andando verso Fanano, nei dintorni di Pavullo. La figura femminile si carica, nei trittici, di aspetti arcani, mitici, come indicazione di virtù (Venus, Athena, Proserpina), o si connota di simboli che richiamano i vizi capitali (vanità, lussuria, eccidia). È anche il senso dello smarrimento, come tendenza più problematica dell'odierna condizione umana, ad interessare negli ultimi anni l'artista che sceglie scorci del centro storico con bar e locali (piazza grande, via S. Eufemia), la periferia, tra perdizioni e disperazioni mai urlate, attese deluse e speranze tradite. Luoghi i cui personaggi, sempre femminili, sembrano prigionieri, impotenti a fuggire da una condanna senza appello. La Semprebon, figlia d'arte (è famoso il padre Bruno) si fa esploratrice di un mondo contemporaneo nutrito di indifferenza, smarrimento, fragilità, sofferenza interiore, di un destino di misteriosa fatalità, di un'angoscia esistenziale. La sua opera sa vestirsi ora di una nuova malinconia.
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