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Ave Cesare!: i Coen colpiscono ancora

di Alberto Morsiani
Ave Cesare!: i Coen colpiscono ancora

Omaggio al cinema che fu e riflessione sull’attuale stato dell’arte

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AVE CESARE! di Joel e Ethan Coen. Usa 2015

Ormai sessantenni, i fratelli terribili Coen non cessano di essere meno corrosivi del sogno americano, partendo dal loro consolidato paradigma artistico: radicamento nel B movie; omaggio al cinema classico americano, di preferenza noir ma anche commedia, western ecc., con dovizia di citazioni cinefile; stravolgimento beffardo dei canoni del cinema di genere, con l'introduzione di atmosfere dark; gusto sofisticatissimo della contaminazione; costruzione virtuosistica del racconto; sostanziale concezione nichilistica e postmoderna delle vicende umane, puro pretesto per una decostruzione narrativa che punta a restituire più il nonsenso che il senso delle cose. A questo paradigma corrisponde anche questo loro ultimo “Ave Cesare!”, che ambienta nel 1951, età d'oro di Hollywood e dei film di genere, una vicenda strampalata che incrocia, nella sua ambientazione nella Mecca del cinema, praticamente tutti i generi in voga all'epoca. Dunque, troviamo il filone storico-religioso del titolo, racconto sul Cristo visto con gli occhi di un guerriero romano folgorato da Dio (un Clooney fin troppo tontolone con tunica e spadone). Troviamo poi il musical acquatico e straripante alla Esther Williams, qui impersonata da una Scarlett Johansson incinta non si sa bene di chi, ed anche il musical realista alla Gene Kelly impersonato da un muscoloso divo simpatizzante della Russia. Troviamo il thriller politico tipico della paranoia anticomunista e maccartista, con il rapimento di Clooney da parte di un manipolo di sceneggiatori comunisti. Troviamo il film western canterino del periodo, con il divo cowboy alla Gene Autry vestito di bianco con cavallo e chitarra. C'è la commedia sofisticata e il cinema "intelligente" appannaggio del solito regista emigrato piovuto dai tormenti dell'Europa d'anteguerra (un Ralph Fiennes atteggiato alla Fritz Lang o Otto Preminger...). C'è, insomma, al solito, la storia del cinema di Hollywood e la storia dell'America. A tenere legate le storie e sottostorie ci pensa il personaggio di Edward Mannix (Josh Brolin), il classico “uomo che risolve i problemi” impiegato zelante di una fantomatica casa di produzione, la Capitol Pictures già presente in “Barton Fink” che non vuole scandali né impicci di ogni tipo. Non c'è però soltanto l'omaggio al cinema che fu: c'è anche la riflessione sullo stato dell'arte nei nostri tempi in cui conta solo il godimento nel consumo di una proliferazione incontrollata di immagini.

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