Omaggio al modenese Cattelani con una collettiva ispirata al religioso
Fortemente religiosa è stata l'esperienza del compianto Carlo Cattelani (1931-1999) che amava l'arte, tanto da essere considerato tra i grandi collezionisti della seconda metà del secolo...
VIGOLENO. Fortemente religiosa è stata l'esperienza del compianto Carlo Cattelani (1931-1999) che amava l'arte, tanto da essere considerato tra i grandi collezionisti della seconda metà del secolo scorso. La sua linea di interessi rispondeva all'ideale di un'arte non decorativa, ma pregna di valori, soprattutto cristiani. Un'arte sacra, vicina alla realtà dell'uomo, che egli cercava nelle opere di artisti italiani e stranieri, molti dei quali accolti nella sua casa di Baggiovara. Opere capaci di esprimere una dimensione non solo di trascendenza, ma anche componenti specifiche che consentono di individuare, in una visione esistenziale, nodi di spiritualità inquieta. Questa direzione di ricerca si afferma nei lavori di Al Hansen, Pompeo, Borra, Giuseppe Desiato, Damian Giacov, Paolo Maione, Hermann Nitsch, Ocampo, Athos Ongaro, Peloso, Luciano Ricchi, Leonardo Santoli, Jan Knap che Fabio e Tiberio Cattellani, figli di Carlo, hanno messo a disposizione per la mostra, fino al 15 maggio, organizzata e curata da Roberto Tagliaferri a Vigoleno (Piacenza), considerato Borgo delle Arti.
“Holly-Wood, World Religion e santa ignoranza” è il titolo della rassegna-omaggio a Carlo Cattelani, dettato dall'opera di Al Hansen. «“Holly - Wood” ricorda la capitale del cinema americano, ma con qualche forzatura linguistica - nota Tagliaferri, sacerdote del luogo - si può giocare sul sostantivo “Holly” e togliendo una lettera si può alludere ad un “sacro” fittizio, deprivato delle sue origini culturali, che si adatta ad ogni esigenza e a ogni situazione, come ha proposto l'artista Al Hansen per dire un sacro sincretistico, di celludoide, una “World Religion”, una “religione mondiale per tutti i gusti”».
Argute le riflessioni di Tagliaferri sulla religione che rischia di perdere l'anima spirituale originaria, perché si assiste ad una cultura senza la religione che rischia di tagliare le radici nella sua tradizione e smarrire l'identità. Una deriva della tradizione cristiana di fronte alla quale “si fa strada una World Religion, che è solo una ricerca etica di benessere psicofisico, senza cultura, appunto una Santa ignoranza”. Di questo disagio, profondamente avvertito, si sono fatti interpreti gli artisti di questa mostra, le cui opere evidenziano una spiritualità senza radici e senza storia, come nelle tante immagini del tondo a tecnica mista di Al Hansen.
L'itinerario passa, con tensioni religiose, dall'invocante figura di Borra alla piccola storia di un adolescente con ritratto di Desiato; dall'Eden naturalistico di Giacov alle stagioni della vita (ceramica) di Maione; dai segni di drammaticità portati dal rosso sangue e dal nero di foto, litografie e un dipinto di Nitsch, agli elementi simbolici dell’“indian collage” di Ocampo; dalle strutture a tecnica mista che si connotano di croci con cui Ricchi rende omaggio a Carlo, al mandala di Santoli e ai labirinti di Peloso. Richiami ai fondamenti cristiani recano la maternità di Ongaro, Bernardette (ceramica) di Santoli. la Sacra famiglia di Knap.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
