«Il mio Straniero» Camus riletto da Fabrizio Gifuni
MODENA. «Linfa per il teatro». Così l'attore Fabrizio Gifuni definisce la letteratura e la poesia. Anzi, «la grande letteratura e la grande poesia». A partire da questa sera l'attore porterà in...
MODENA. «Linfa per il teatro». Così l'attore Fabrizio Gifuni definisce la letteratura e la poesia. Anzi, «la grande letteratura e la grande poesia».
A partire da questa sera l'attore porterà in scena al teatro Storchi "Lo straniero" di Camus. Il titolo è completato da "Un'intervista impossibile". Tuttavia, non è stato impossibile intervistarlo.
Esiste un forte connubio tra l'arte teatrale e quella letteraria?
«Il materiale letterario - ha risposto Gifuni - non destinato alla scena si presta spesso al palcoscenico. È una scommessa interessante e stimolante più di quanto succeda in rappresentazioni di testi scritti e pensati apposta per il teatro».
Meursault, il protagonista, è un impiegato di origine francese che vive ad Algeri. Da cittadino comune, si ritrova presto al centro di un fatto di cronaca che lo vede coinvolto in prima persona. Un fatto non lontano dalla realtà di tutti i giorni.
È una giusta interpretazione?
«Sì, in parte, perché i capolavori letterari e la grande arte sono in grado di scavalcare la cronaca e attingere ad aspetti più profondi. Va ben oltre la trama del racconto. Scava in zone misteriose dell'essere umano, che riguardano ognuno di noi: ecco perché è una storia attuale, è un personaggio attuale».
Lo spettacolo, curato dalla regista Roberta Lena, è la prima volta che viene portato a Modena. Cosa le piace dello spettacolo?
«Lo straniero è l'archetipo ideale per far vivere un'esperienza sensoriale allo spettatore. Il pubblico è continuamente sollecitato da suoni, immagini, luci e odori. Poter condividere un'esperienza reale tra i corpi delle persone è il mio modo di vivere il teatro. È uno dei pochi modi rimasti per riuscirci».
L'opera è tratta dall'omonimo romanzo di Albert Camus, premio Nobel per la Letteratura nel 1957. In un’ambientazione nordafricana, il tema di fondo è l'uomo che va alienandosi e diventa estraneo al mondo.“Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so”, è la frase con cui ha aperto lo spettacolo Gifuni in altre occasioni: un pensiero che sintetizza la visione della vita del protagonista.
Il personaggio di Meursault è stato rappresentato più volte dall'attore romano. L'interprete ha esordito col cinema ventitré anni fa nel film "Giovanni Falcone" di Giuseppe Ferrara. Nel 2014 ha vinto il David di Donatello come miglior attore non protagonista ne "Il capitale umano".
Martina Stocco
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