Gazzetta di Modena

Carpi, la moda va in bianco con "White”

Carpi, la moda va in bianco con "White”

Carpi. A Palazzo dei Pio in mostra 50 anni di abiti “da Pierre Cardin a Prada”

3 MINUTI DI LETTURA





CARPI. Trenta abiti iconici degli stilisti più conosciuti del fashion system, con un unico comun denominatore: il bianco. A questo "non colore" è dedicata "White. Il bianco nella moda 1960-2010: da Pierre Cardin a Prada", la nuova mostra allestita nelle sale dei Musei di Palazzo dei Pio a Carpi che verrà inaugurata venerdì 15 aprile e proseguirà fino al 12 giugno. Allineati come in un virtuale line up prima di scendere in passerella, i vestiti fanno ripercorrere al visitatore la storia della moda, dal boom economico a oggi.

Carpi, "White" in mostra la moda in bianco da Pierre Cardin a Prada

L'esposizione curata da Manuela Rossi, ideata e prodotta dal Comune di Carpi con la collaborazione di Carpi Fashion System e la Fondazione CR Carpi, si avvale dei modelli presi in prestito dagli Archivi di Ricerca Mazzini di Massalombarda, un vero e proprio tempio per chi studia moda con oltre duecentocinquantamila abiti e accessori che ne fanno una tra le più complete collezioni d'Italia.

«Siamo tra i primi a offrire in modo moderno eventi culturali legati al prodotto manifatturiero così strettamente legato al territorio carpigiano - dice il vicesindaco Simone Morelli - verrà seguito un fil rouge che unirà le mostre che allestiremo da qui fino alla retrospettiva dedicata ad Helmut Newton e sarà quello di esaltare la capacità di coniugare un fattore artistico a quello produttivo tipica della nostra città».

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.13292349:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.13292349:1650034127/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

«La mostra nasce sul tema specifico del bianco, colore che non è di per sé espressione di una tendenza bensì è una costante - spiega Manuela Rossi, direttrice dei Musei - con alti e bassi spesso legati a momenti socio-politici particolari come quelli di crisi come quello odierno, ha trovato espressione in abiti particolari. La scelta che abbiamo attuato è quella non tanto di fare una mostra di evoluzione dello stile, ma sostanzialmente su come il bianco sia stato interpretato in questi 50 anni».

Un percorso in bilico tra glamour e scienza, con creazioni, sia maschili sia femminili, che rappresentano una particolare applicazione del bianco (che esclude l'abito da sposa). La prima sezione della mostra raccoglie una notevole selezione di riviste di moda provenienti dall'archivio del Labirinto della Moda, che introducono così il pubblico allo "slang", al vocabolario, usato nel mondo del fashion. Nelle tre sale seguenti, si assiste ad una sfilata statica di capi che hanno fatto la storia della moda come il primo corsetto punk di Vivienne Westwood, le hakama dei samurai rivisitate da Comme des Garçons, gli abiti scultura di Giorgio Armani, la storica camicia bianca di Gianfranco Ferrè; affiancati da vere e proprie chicche per fashionisti come le prime creazioni surreali di Bobo Kaminsky (brand veneto collettivo che comprendeva un esordiente Renzo Rosso) o le mantelle post-atomiche di Stone Island, fino al giubbotto di jeans letteralmente "biaccato", ricoperto di biacca per intonaci del fiammingo geniale Martin Margiela.

La mostra resterà aperta dal martedì alla domenica dalle 10 alle 13, giovedì, sabato, domenica e festivi anche nel pomeriggio dalle 15 alle 19. Il giorno di chiusura è il lunedì.Per informazioni sui biglietti visitate il sito www.palazzodeipio.it

Maria Vittoria Melchioni

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google