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Antigone di Sofocle: a Sant’Anna il teatro diventa scuola d’umanità

di Chiara Bazzani
Antigone di Sofocle: a Sant’Anna il teatro diventa scuola d’umanità

MODENA. Debutto teatrale, ieri pomeriggio, nella Casa Circondariale S. Anna con “Antigone. Variazioni su un mito”, un adattamento fedele all'originale sofocleo, che ha visto in scena 13 detenuti...

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MODENA. Debutto teatrale, ieri pomeriggio, nella Casa Circondariale S. Anna con “Antigone. Variazioni su un mito”, un adattamento fedele all'originale sofocleo, che ha visto in scena 13 detenuti del penitenziario accanto a due attrici professioniste. Lo spettacolo è andato in scena all'interno del carcere modenese, di fronte ad un pubblico di spettatori venuto da fuori, ed è stato l'esito finale di un laboratorio condotto dalla compagnia del Teatro dei Venti. «L'esperienza del teatro non è nuova all'interno degli istituti penitenziari ed al Sant'Anna - dice la Direttrice del Carcere, dott.sa Rosa Alba Casella - si è deciso di coinvolgere nell'attività un gruppo di detenuti sex offenders, per stimolare processi di immedesimazione e riconoscimento dell'altro in soggetti che spesso risultano poco empatici e poco disponibili alla rielaborazione del fatto reato». Il testo di Sofocle, nello sviluppo della vicenda stessa di Antigone, è ricco di implicazioni che inevitabilmente promuovono una riflessione in merito alla tipologia di reati a sfondo sessuale. In particolare, nel personaggio femminile di Antigone si incarna il contrasto tra la legge e la pietas umana, tra l'autorità maschile e la sensibilità femminile, che invitano a un elaborazione complessa del ruolo sociale e umano della donna e delle virtù che la rendono compassionevole e al tempo stesso degna di rispetto. Antigone infatti sceglie, contravvenendo al volere del re di Tebe Creonte, suo cognato, e andando incontro alla morte, di dare sepoltura al fratello condannato per tradimento. Antigone è dunque il simbolo di una ribellione che è doppia, in quanto non solo ha sfidato l'imposizione della legge, ma anche le consuetudini che relegavano le donne fuori dalla dimensione politica. In uno spazio adibito a teatro, all'interno del carcere, 13 detenuti di varia nazionalità hanno portato in scena uno spettacolo dai contorni essenziali ma ricchi di pathos con la presenza delle due attrici femminili nel ruolo di Antigone e della sorella Ismene. «L'intento è quello della formazione artistica con persone che vivono in uno stato di chiusura fisica e psicologica - ha detto il regista Stefano Tè - Volevamo andare al di là del puro intrattenimento ma educare alla cura, al rigore, alla precisione che il mestiere di fare teatro richiede». Un lavoro importante per i detenuti che al termine dello spettacolo hanno manifestato la loro riconoscenza per il lavoro svolto «e il sentimento che nasce - hanno dichiarato - è la gratitudine per chi ha deciso di farsi nostro compagno di viaggio. Grazie per averci fatto vedere che un altro modo di essere umani è possibile».

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