Gazzetta di Modena

Dillon, un magico violoncello a Spilamberto

di Chiara Bazzani
Dillon, un magico violoncello a Spilamberto

Il musicista esplora le sonorità ed i legami tra la musica di epoche distanti «ma accomunate da una attitudine sperimentale che si perde nel Romanticismo»

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SPILAMBERTO. Oggi, 16 aprile, alle 21:15 recital per violoncello di Francesco Dillon, uno dei più importanti violoncellisti della scena musicale italiana ed europea. Il concerto, organizzato dagli Amici della Musica di Modena, si terrà nello Spazio eventi "L. Famigli" di Spilamberto (ingresso libero). Il programma esplora relazioni inedite, sonorità contrasti e influenze reciproche, tra la musica barocca e contemporanea, con due monumenti della letteratura per violoncello solo, la Quinta Suite di Bach cui fa da contraltare la straordinaria Terza Suite di Britten, accompagnate da tre brillanti Toccate barocche di Francesco Scipriani, e un brano composto nel 2013 della compositrice argentina Maria Cecilia Villanueva.

Francesco Dillon, si è esibito sui palcoscenici più prestigiosi del mondo, da Vienna a Berlino, Amsterdam, Amburgo, Boston e Buenos Aires; è recentissimo il suo acclamato debutto al Teatro Alla Scala di Milano con l'Orchestra Filarmonica della Scala diretta da Susanna Mallki.

Maestro Dillon, perché accostare musica barocca e contemporanea?

«Nella musica barocca c'è una sorta di libertà formale e sperimentale, per esempio nella Suite di Bach n 5 c'è una particolarità che è data dalla "scordatura" della corda più acuta e questo fa si che il violoncello suoni in maniera anomala. C'è una comune sorta di attitudine sperimentale che in qualche modo nel Romanticismo si perde, ma non perché ci sia meno avventurosità, ma perché i parametri diventano in qualche modo diversi, la grande forma, l'espressione... Invece, nell'eloquio della musica antica e nella musica di oggi, c'è quasi una ricerca improvvisativa che le rende accostabili. Poi ci sono altre simmetrie nel programma».

La "scordatura" del violoncello per la Suite di Bach in cosa consiste?

«Si abbassa di un tono la corda più acuta del violoncello che da La diventa Sol. Questa della scordatura era una prassi usata nel Seicento, anche se in Bach non accade spesso; credo che in questo caso la ragione sia essenzialmente timbrica. Molti violoncellisti non la adottano, suonando la Suite con la accordatura canonica, ma credo che in quel caso si perdano molte note, molte risonanze con le altre corde del violoncello; con la scordatura gli accordi sono molto più ricchi, e in particolare il timbro diventa più scuro, perchè quando la corda diventa più bassa non solo in se è più morbida, ma le risonanze diventano più scure. Questo è un espediente è molto moderno».

Quali sono le simmetria tra i pezzi del programma?

«La terza suite di Britten, che conclude il programma, è sicuramente un omaggio esplicito a Bach, perchè quando un compositore, dopo Bach, compone una suite per violoncello, sta facendo riferimento a lui. Bach fa poi da contraltare perfetto con la terza suite di Britten, perchè anche questa è un lavoro tardo, inoltre finisce in do minore con un canto popolare russo, e finisce con la stessa nota con cui inizia la quinta suite di Bach. Quindi c'è questo cerchio che si chiude nella nota più bassa del violoncello. Inoltre nel pezzo di Villanueva c'è un sottotesto di citazioni e di omaggi, e a un certo punto c'è una citazione esplicita a una suite di Bach».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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