Gazzetta di Modena

allo storchi

Gifuni, Ragagnin, Lena uno “staff” magistrale per “Lo straniero”

di Andrea Marcheselli

“Lo straniero” di Albert Camus è, in certa misura, un manifesto del movimento dell'esistenzialismo. Scritto durante la guerra, impose all'attenzione del mondo intero lo scrittore franco-algerino che...

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“Lo straniero” di Albert Camus è, in certa misura, un manifesto del movimento dell'esistenzialismo. Scritto durante la guerra, impose all'attenzione del mondo intero lo scrittore franco-algerino che sarebbe divenuto premio Nobel. Il romanzo è costruito attorno alla vicenda di Meursault, modesto impiegato, vinto da una noia totale, che si macchia di omicidio perché incapace di reagire ad una situazione in cui si è trovato invischiato quasi giocoforza. Fabrizio Gifuni, artista che non ha più bisogno di conferme sulla profondità della propria vena attoriale, dopo essersi misurato con Gadda, Pasolini, Pavese, Saint-Exupery, ha scelto di approdare a Camus per la visione sensoriale che offre un romanzo disponibilissimo alla messa in scena per come riesce ad attivare tutti i sensi attraverso i suoni, gli odori, i sapori, la luce, le superfici che ne sono protagonisti. Il suo “Straniero”, in scena al teatro Storchi fino ad oggi, ore 15.30, ripropone la vicenda in forma di intervista impossibile al protagonista, che appare sul palco dietro una miriade di microfoni, in piedi, investito da una luce bianca che amplifica il chiarore del suo abito. La storia raccontata si snoda in diversi movimenti scanditi da una colonna sonora, curata da G.U.P. Alcaro, che è come se tagliasse la scena. Gifuni è davvero maestro nel far rivivere la molle arrendevolezza alla vita del protagonista, e allo stesso tempo ad evocare tutti gli altri personaggi, l'amico violento, l'ispettore di polizia, l'avvocato accusatore, la giovane perdutamente innamorata di lui, con semplici scarti vocali di straordinaria efficacia. Alla fine, la vita di Meursault, incapace di scegliere e in fondo anche di agire, che si lascia trascinare dagli eventi con un'indifferenza che nasconde, in realtà, una lettura dell'esistenza complessa ed estremamente articolata, viene ricostruita con un'asciuttezza che impedisce allo spettatore di prendere posizione, e invita unicamente a riflettere sui sensi e i modi di quanto accaduto, ma soprattutto sul significato, in generale, dell'esistenza. Bravissimo, Gifuni, ma un plauso meritano anche la riduzione teatrale del testo operata da Luca Ragagnin e la regia, essenziale ma non banale, di Roberta Lena.

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