Gazzetta di Modena

Santagata a Mirandola: il mio Shakespeare per leggere l’oggi

di Serena Fregni
Santagata a Mirandola: il mio Shakespeare per leggere l’oggi

Il regista e attore presenta “Interniscespiriani” una pièce che trasporta a teatro in contesti contemporanei, personaggi dell’universo del grande drammaturgo

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MIRANDOLA. Sarà il regista e attore teatrale Alfonso Santagata a chiudere la rassegna teatrale dell’Auditorium Montalcini, questa sera, 17 aprile, con lo spettacolo “Interniscespiriani”, pièce ispirata alle opere di Shakespeare rilette in chiave moderna ed originale. Infatti, il regista pugliese, “trasporta” negli spazi del teatro, personaggi dell’universo di Shakespeare in contesti contemporanei e ordinari, soffermandosi in particolare sui ruoli minori delle opere dell’autore inglese, come il portinaio del Macbeth e le sorelle Goneril e Regan, figlie di Re Lear. Santagata, che oltre a dirigere lo spettacolo, vestirà anche le vesti del portinaio, racconta come è stato riadattare e rielaborare le opere di Shakespeare in questo spettacolo.

Alfonso, che tipo di spettacolo è “Interniscespiriani”?

«Sono partito da un’idea molto precisa, ovvero che il custode del Macbeth non evochi solo i luoghi del Macbeth ma che oggi si ritrova a fare il portinaio di un condominio normalissimo dove i personaggi che vi abitano non sono moto normali, non c’è niente di riferimento diretto a Shakespeare, sono quasi delle omonimie usate, nel senso che anche le due sorelle cattive sono due parrucchiere e l’eredità che ricevono qui è fatta di asciugamani e bigodini, c’è tutta la quotidianità di un condominio che si aggira intorno alla figura di questo custode che si vanta della sua vita e del lavoro che fa».

Sono figure riprese dalle opere di Shakespeare ma molto attuali…

«Assolutamente si, ma soprattutto sono anche figure che circondano le ombre shakespeariane, c’è un innesto con l’attualità e l’oggi».

Si è ispirato anche al teatro italiano?

«I riferimenti sono nostri, la partenza è che andiamo in un luogo, il teatro, che non è un luogo rappacificato con il mondo, che ha ancora bisogno di quell’alterità che la vita e il teatro esigono».

Lei, nel 2014 aveva già portato in scena le opere di Shakespeare sempre con un taglio del genere, si chiamava “Esterniscespiriani”, di cosa si trattava?

«Si avevo pensato alle sue opere lavorando sull’esterno e sull’interno. È la storia di un lavoro itinerante e con tantissimi attori, l’ambientazione è un cimitero e il protagonista è un dirigente del cimitero che comanda i becchini e protegge questo luogo come fosse la sua isola. Una specie di arena piena di conflitti, sentimenti, amori e ricordi».

Come le definirebbe le opere di Shakespeare?

«Sono un universo inesauribile, una ninfa che non finisce mai, però ho sempre cercato di portarlo in scena in modo diverso ed originale, ho fatto una ventina di lavori riguardanti Shakespeare e devo dire che non mi stanco mai, è uno dei più grandi autori e tutti attingono da lui».

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