Gazzetta di Modena

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“The Idol”, una voce di speranza

di Alberto Morsiani
“The Idol”, una voce di speranza

Film di formazione di Hany Abu-Assad girato tra le macerie di Gaza

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THE IDOL di Hany Abu-Assad Gb/Palestina/Qatar/Olanda 2015

Quando Mohammad Assaf, ventiduenne rifugiato di Gaza, vinse nel 2013 il talent Arab Idol (versione araba di American Idol), conquistò i cuori di un'intera regione e per una notte, grazie alla sua voce straordinaria, divenne il simbolo di pace. Nella piazza di Nazareth, ad esultare in mezzo alla folla, c'era anche Hany Abu-Assad con la sua telecamera, pronto a filmare il tutto. Il bravo regista di “Paradise Now” (2006) e di “Omar” (2013), premiato dalla Giuria a Cannes, ha rievocato quella storia in un film che è anche un racconto di formazione, la realizzazione di un sogno le cui valenze politiche diventano simbolo collettivo di speranza e pace. Il film inizia mostrandoci Assaf e sua sorella Nour da piccoli a Gaza che passano il tempo tra casa e scuola, quando non sono in giro con i loro amici Ahmad e Omar. Amano cantare, hanno anche una band, formata utilizzando vecchi strumenti musicali e altri mezzi di fortuna. Con la sorella, Assaf sogna di andare all'Opera Hall del Cairo, ma quella città appare un miraggio. Assaf diventa così tassista e canta ai matrimoni per pagarsi l'università, ma non abbandona il suo sogno. Che sarà premiato. Girare a Gaza, dove è difficile anche vivere, si è rivelato difficilissimo per i cineasti. Gli israeliani hanno permesso alla troupe di filmare all'interno della città solo per tre giorni, e le immagini di Gaza che si vedono nel film sono quelle che mostrano distruzioni e palazzi crollati. Le guardie inoltre non hanno risparmiato umiliazioni di ogni genere quando la troupe si avvicinava alla linea di confine, ma, ha raccontato il regista, «abbiamo cercato di far finta di nulla, perché con noi c'erano i quattro bambini del film e quando sei con i bambini bisogna cercare di sorridere anche nei momenti difficili». Il viaggio di Assaf da umile cantante nei matrimoni di Gaza a star del Paese è la dimostrazione che i sogni possono talvolta trasformarsi in realtà. Il film è la storia della speranza di un popolo prima che di una sola persona, è un grido mai stonato di migliaia di persone che lottano quotidianamente per sopravvivere in circostanze estreme. La voce di Assaf dà voce a un popolo che è stato sempre emarginato e discriminato, una voce che ne racchiude migliaia di altre, uomini, donne e bambini che vorrebbero sconfiggere l'oppressione, la povertà e l'occupazione militare e poter veder affermare la libertà di amare, di vivere e di sentirsi finalmente liberi.

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