A Modena “Ifigenia in Aulide”, le origini della maledizione
In una tragedia indagata attraverso un prepotente sguardo femminile si svela la dialettica del potere
Otto ritratti di famiglia, otto sguardi sulla tragedia. Fra i racconti più complessi ed articolati della mitologia greca, la storia della famiglia degli Atridi copre almeno cinque generazioni, da Tantalo a Oreste. Da qui siamo partiti e da qui è iniziato il viaggio, come una serie tv a puntate che lascia l'adrenalina e la voglia di sapere cosa succede nella puntata successiva. Non mancano gli intrecci, il sangue, la violenza, l'epica e la narrazione, non diversamente delle serie tv alle quali siamo abituati e divoriamo ogni giorno, con la sola differenza che ogni ritratto-puntata parla anche di noi.
Due fratelli, Atreo e Tieste, lottano per il possesso del regno. Atreo teme che il fratello possa usurparglielo; per scongiurare il pericolo, decide di organizzare un macabro banchetto: uccide i figli di Tieste e glieli offre in pasto. Tieste, inconsapevolmente, mangia i suoi stessi figli e, per vendicarsi del fratello, maledice lui e la sua prole futura: Agamennone e Menelao. Trascorre il tempo di una generazione. Siamo ora nel porto di Aulide. La flotta greca sta per salpare per Troia sotto il comando del re Agamennone. La dea Artemide blocca la flotta con una bonaccia. L'unico modo per placare l'ira della dea è quello di sacrificare Ifigenia, la figlia tanto amata del re. Per attuare l'empio piano, il re manda una lettera ad Argo per far giungere la figlia all'accampamento con l'inganno di darla in sposa all'eroe Achille. Agamennone, tormentato dal dubbio, cerca di scrivere un secondo messaggio che annulli il precedente; questa nuova lettera viene tuttavia intercettata dal fratello Menelao. I due discutono del sacrificio di Ifigenia, la lite diventa pubblica e familiare. Agamennone rimane fermo nella sua decisione: il sacrificio è lecito. Tuttavia la regina Clitemnestra scopre lo scellerato progetto del marito e chiede aiuto ad Achille; ma Ifigenia, nel vedere l'importanza che ha questa guerra per il padre, prende la sua decisione: immolarsi come un'eroina.
Una stirpe maledetta da generazioni si scontra con i propri figli. S'indagano le origini della maledizione con un prepotente sguardo femminile. Perché sono proprio le donne a decidere di espiare o meno le colpe dei padri, mentre gli uomini-eroi che conosciamo si stanno lentamente sgretolando. Si svela in questa tragedia la dialettica del potere e si pone la seguente questione: “Come si può fondare una società se i padri sono disposti a uccidere i loro stessi figli?”.
Siamo seduti al tavolo con i mostri, anche noi spettatori, messi in una condizione di continuo voyeurismo, partecipiamo alla morte degli innocenti.
In questo adattamento di Ifigenia in Aulide da Euripide viene mostrato un interno di famiglia che precede la catastrofe. Vediamo Oreste in fasce che continua a piangere e non vuole crescere, perché non vuole affrontare il suo destino: essere il vendicatore del padre. Una Clitemnestra divisa tra l'essere regina e l'essere madre. Agamennone, invece, vive costantemente il suo segreto: l'amore non lecito che prova per la figlia. Vuole sacrificarla per una spedizione militare? O vuole sacrificarla per liberarsi di un peso? Questi eroi sono uomini fragili, oscillanti nei sentimenti e nelle scelte, ritratti nella loro condizione di relatività e privati di quel desiderio di assoluto che dovrebbe caratterizzarli. In questa tragedia una ragazzina viene sacrificata in nome di una divinità a cui non crede più nessuno. Tutti sanno e nessuno agisce. L'unico atto eroico appartiene ad una bambina, la cui ricerca d'identità si trasforma in sacrificio. Ifigenia dirige l'esecuzione del suo rito sacrificale, dettando le regole, salva il padre decidendo di fare qualcosa che rimanga per sempre; cerca, quindi, di raggiungere l'eternità. “L'essere eterni o provare a diventarlo” è l'atto più tragico e primordiale di ogni essere umano.
* (assistente alla regia. È diplomata in regia presso la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano e laureata in Discipline delle arti, della musica e dello spettacolo presso l'Università Roma Tre)
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