Il sassolese Matteo Rovatti: un percorso d’autore insieme ai Nomadi
«Ciò che amo di più della musica è la possibilità che mi dà di esprimere tutto me stesso. Al di là della bellezza della melodia e degli arrangiamenti, è il messaggio che voglio trasmettere...
SASSUOLO. «Ciò che amo di più della musica è la possibilità che mi dà di esprimere tutto me stesso. Al di là della bellezza della melodia e degli arrangiamenti, è il messaggio che voglio trasmettere la parte più importante. Ecco perché non sono mai sceso a compromessi, in quanto non avrebbero fatto altro che snaturare la mia umanità, la mia verità, chi sono davvero e quello che ho dentro. Questo per me significa essere cantautore. E la grande fortuna che ho avuto, è stata quella di incrociare il mio cammino con quello di chi ha il mio stesso modo d'intendere e fare musica. La più bella soddisfazione per me».
Non è un caso se nelle parole di un “figlio” di quella Sassuolo in musica - che ha dato i natali all'illustre e compianto Pierangelo Bertoli - ci si legga dentro la stessa buona dose di orgoglio e tenacia di chi ha vissuto tutta la sua vita “A muso duro”. Questione di dna per questo cantautore sassolese 43enne - Matteo Rovatti - il cui cammino artistico ha incrociato già dal 2012 quello di mostri sacri della musica nostrana: i Nomadi. Dopo una lunga serie di proficue collaborazioni nella condivisione della medesima visione musicale, Beppe Carletti & company hanno deciso infatti di puntare su di lui producendo il suo ultimo singolo “Lontano” in rotazione in radio dai primi di marzo.
«“Lontano” parla di una promessa importante, quella di portare chi amiamo distante dal dolore e dallo sconforto - racconta Rovatti - accompagnandolo in un futuro di pace e serenità, per guarire il suo cuore dalla malinconia regalandogli tutto il calore e la felicità che merita. Questo è un singolo a cui sono molto legato perché aggiunge un altro importante tassello al mio sodalizio con i Nomadi. Una collaborazione iniziata nel giugno del 2012 quando ho aperto un loro concerto a Castelvetro. È lì infatti che ho conosciuto Beppe Carletti, il quale dopo aver ascoltato alcuni dei miei pezzi mi ha detto: “Come linea di scrittura ricordano Guccini”. Sono letteralmente caduto dalla sedia».
Una “caduta” che denota tutto lo stupore genuino di chi ha visto riconosciuto il suo talento dal pedigree blasonato dei Nomadi. Un talento, quello di Matteo Rovatti, che ha avuto modo di esprimersi in diverse occasioni al fianco di Carletti e compagni. Il cantautore sassolese ha aperto infatti le ultime due edizioni del “Tributo ad Augusto-NomadIncontro”, così come partecipato - in qualità di autore e compositore insieme a Beppe Carletti e Massimo Vecchi - alla canzone “Tutto vero”, inserita nel nuovo disco di inediti dei Nomadi del maggio 2015 “Lascia il segno”. Da lì in poi due i singoli che Rovatti ha prodotto in collaborazione con loro: “Va di vivere” dell'ottobre 2015 e appunto “Lontano”, uscito a gennaio. Le sorprese però sono tutt'altro che finite.
«Attualmente siamo in fase di lavorazione di un altro singolo, “Questa vita”, che i Nomadi hanno deciso di produrre e la cui uscita è prevista a breve -riprende Rovatti - il pezzo parla del miracolo e del valore dell'esistenza di cui troppo spesso ci dimentichiamo. Nel testo cerco di ricordarne l'importanza, invitando tutti a guardare e a sentire davvero la vita come uno dei doni più preziosi che abbiamo. Perché il messaggio che voglio arrivi forte al pubblico, è quello che non bisogna mai smettere di credere in noi stessi e continuare sempre a rincorrere i nostri sogni».
Valentina Corsini
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