Paolo Rossi a Castelfranco: «25 Aprile una giornata identitaria un po’ come... Natale»
L’attore parla della festa a Villa Sorra che lo vedrà protagonista. E dello spettacolo dice: «Decideremo la scaletta solo durante il viaggio per Modena»
CASTELFRANCO. La star della “Gran festa popolare” del 25 aprile a Villa Sorra, che vale pure come inaugurazione delle Domeniche al Parco, sarà l'artista meno convenzionale in circolazione, nonostante i suoi quasi quarant'anni di carriera: Paolo Rossi, il folletto per eccellenza dello spettacolo italiano. Lo abbiamo intercettato, per fare due chiacchiere sul suo intervento alla festa, impegnato nelle prove di un saggio coi ragazzini di una scuola media: «più faticoso che allestire un’Aida», ci confessa Rossi, «con un'infinità di complicazioni, dal ragazzino pieno di paturnie allo straniero che non vuole saperne di parlare italiano. Veramente un'impresa».
Possiamo capire, ma ne approfittiamo per distrarlo chiedendogli cosa pensa di proporre a Villa Sorra.
«La verità? Decideremo la scaletta solo in viaggio verso Modena, come è nel nostro stile e nel nostro modo di fare. E poi la cambieremo, vedendo come è la giornata, intuendo gli umori del luogo, lo stato d'animo delle persone presenti».
Ma per lei, quale significato può ancora avere, oggi, il 25 aprile, anche a fronte delle molte polemiche che spesso si creano al riguardo?
«Per me è la giornata della festa della memoria, è una di quelle date che vanno ricordate sempre. Ne potremmo abolire altre, al limite. Non dico quali».
Un'idea non ce la può dare?
«Beh, abolirei Halloween, per esempio, che non so nemmeno pronunciare».
Ma ritiene che il 25 aprile possa avere ancora una forte connotazione politica, o non sia piuttosto una festa civile legata al nostro tempo?
«Sicuramente più la seconda, con tutto il rispetto per l'importante passato, credo che oggi rimanga soprattutto un giorno di festa per le famiglie, i bambini, come immagino sarà proprio a Villa Sorra. Di sicuro è una festa da conservare, perché per noi è una giornata identitaria, assieme al 2 giugno, ma anche al 4 novembre, che i friulani come me sentono tantissimo, e, perché no, pure il giorno di Natale, anche se non vorrei (sorride) sembrare troppo ecumenico».
Usava il plurale, prima, perché non sarà da solo in scena?
«Sarà con me, come praticamente sempre, Emanuele dell'Aquila, il chitarrista col quale collaboro da una vita per cui assieme possiamo improvvisare con la massima serenità».
Dall'improvvisazione sono forse emersi i suoi più felici momenti di spettacolo.
«Può darsi, ma non si può dimenticare che l'improvvisazione richiede un training, un'esperienza, una disciplina quasi militare. E noi posso dire che abbiamo studiato molto».
Attualmente, invece, è in tournée con qualche spettacolo?
«No, riprenderemo il “Molière” a gennaio, poi da ottobre partirà un nuovo spettacolo, si chiamerà “L'improvvisatore”, una “autobiografia non autorizzata”, e questo credo spieghi già tutto: un manuale di teatro. Ancora, c'è in ballo un film (ma qui, dal tono della voce, temiamo ci stia cominciando a prendere in giro ndr), devo finirne la sceneggiatura entro sabato, proprio prima di venire a Modena».
Già, lo spirito del giullare sta come al solito emergendo, e a noi non rimane che salutarlo, in attesa dei frizzi e dei lazzi coi quali animerà la festa di Villa Sorra.
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