Gazzetta di Modena

Alle Passioni di Modena “Elena”, paradosso di un mito tragico

di Camilla Mattiuzzo *
Alle Passioni di Modena “Elena”, paradosso di un mito tragico

Per il progetto Ert "Santa Estasi" alle Passioni di Modena un'indagine sulla coesistenza d’immagini opposte: la colpevole dell’Odissea e l’innocentista di Euripide

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MODENA. Elena gira intorno a un cavallo. È un cavallo finto, fatto di legno, molto sospetto. Al suo interno si sono nascosti gli eroi greci che vogliono radere al suolo la città di Troia. Il perché lo sappiamo tutti. Menelao vuole riprendersi la moglie che gli è stata sottratta da Paride, figlio di Priamo, re di Troia. C'è una battaglia lunga e sanguinosa, lunga, lunghissima e sanguinosa. I Greci hanno la meglio, uccidono praticamente tutti quelli che gli capitano sotto tiro e danno fuoco alla città. Ah, le vedove dei troiani se le portano via come bottino, non si sa mai… Fra queste c'è Ecuba, la regina. Lei se la prende con Elena perché è convinta che sia la responsabile di tutto. Elena però non ne vuole sapere, si dichiara innocente e incolpa la vedova di aver generato un figlio ghiotto che a tutti i costi l'ha voluta rapire.

“Ecuba: È colpa tua!

Elena: No, è colpa tua.

Ecuba: È colpa tua, tr… tr… tr…

Elena: No, è colpa tua, cagn… cagna!

Ecc… Ecc…”.

A un certo punto, però, Ecuba si trasforma veramente in una cagna e Elena diventa tante “Elene” (un coro).

Troia scompare e ci ritroviamo improvvisamente in Egitto.

Ma perché?

Perché era tutta un'illusione (forse) e la verità era un'altra (forse).

In Egitto Elena ci sta da sempre, da quando Paride l'ha rapita. Lei a Troia non ci ha mai messo piede. Questo perché Era, infuriata con Paride per non averla eletta più bella fra le dee, per punirlo, ha deciso di privarlo della sua ricompensa, il corpo di Elena, e al posto di questo gli ha dato un fantasma, fatto di aria ma uguale in tutto e per tutto all'originale.

“Elena: Un fantasma non io, un fantasma non io”.

A questo punto capirete che, quando Menelao arriva per sbaglio in Egitto e si ritrova davanti agli occhi una seconda Elena, peraltro multipla, il suo cervello va in confusione. A nulla servono le parole della moglie per convincerlo. Deve arrivare un servo ad annunciare la notizia che l'Elena che lui ha riportato da Troia, quella per cui è stata fatta una guerra, è scomparsa volatilizzandosi nel nulla.

Due versioni del mito completamente opposte. La prima, l'Elena “colpevole”, appartenente all'Odissea e poi ripresa da Euripide nelle Troiane, l'altra, l'Elena “innocente”, di derivazione stesicorea e reinventata da Euripide nella tragedia omonima. Ma è possibile restituire entrambi i punti di vista includendoli in un'unica rappresentazione senza creare dei vuoti di senso?

È quello che ho tentato di fare lavorando su questo adattamento. Ho iniziato ponendomi il quesito di come potrebbe comportarsi un personaggio che è in grado di essere più cose allo stesso tempo, un personaggio contemporaneo in fondo, che non si riconosce in un unico sistema di valori ma che è in grado di incarnarne di diversi, a volte anche diametralmente opposti fra loro. La risposta che mi sono data è che un personaggio di questo tipo vive in una realtà che è pura alienazione, l'oggi, e la sua dimensione d'esistenza è determinata di volta in volta dalle circostanze del momento. Gli ideali e la morale non sembrano essere più necessari, o comunque rappresentano un ostacolo verso quella che potremmo definire felicità. Elena non è in grado di essere felice senza procurare sofferenza agli altri, anche nella versione innocentista di Euripide si prende gioco dell'uomo innamorato di lei, e la consapevolezza di questa condizione rende la sua esistenza profondamente tragica. Vorrebbe vivere l'amore secondo le sue regole, vorrebbe mostrare se stessa secondo i suoi parametri, vorrebbe che gli altri la vedessero con i suoi stessi occhi, ma quello che lei vede, ovvero quello che lei è, il mondo non è ancora pronto ad accettarlo.

* (assistente alla regia. È laureata in Filosofia presso l'Università Tor Vergata di Roma e diplomata in drammaturgia presso la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano)

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