Lo Cascio a Modena in Pirandello: «Nel nostro Hinkfuss un’apologia del regista»
L’attore in scena al teatro Storchi di Modena spiega la chiave di lettura data da Tiezzi e Lombardi a “Questa sera si recita a soggetto” che lo vede protagonista
MODENA. Da questa sera, 26 aprile, fino all 29 aprile, al Teatro Storchi, va in scena “Questa sera si recita a soggetto” di Luigi Pirandello. La regia è di Federico Tiezzi che ha firmato, assieme a Sandro Lombardi, anche l'adattamento del testo, il quale si muove sullo sfondo della crisi economica e sociale del 1929, ma è anche una riflessione sul teatro, un'analisi del suo linguaggio e delle sue dinamiche, delle sue funzioni interne e dell'imprevedibilità di ciò che accade in scena. Il testo si basa sulla novella “Leonora addio!” sempre di Pirandello, del 1910, che funge da pretesto per mettere in scena un esperimento di invenzione scenica che il regista Hinkfuss, personaggio interpretato da Luigi lo Cascio, propone al pubblico.
«Il mio personaggio spiega fin dall'inizio qual è la sua idea di teatro, partendo dal presupposto che una cosa è la letteratura, una cosa è la scrittura teatrale, altra cosa, completamente diversa e con le sue ragioni, è invece la presentazione vera e propria dello spettacolo - spiega Lo Cascio - Quindi, in virtù di questa differenza, il personaggio rivendica a sè uno spazio di creazione e di invenzione. Partendo dalla novella creerà uno spettacolo con la caratteristica che gli attori reciteranno a soggetto, cioè improvviseranno, mostrando al pubblico come funziona la messa in scena di uno spettacolo, e quindi lo spettacolo è anche una lezione di come si fa il teatro».
Luigi, lei è anche regista oltre che attore. Si ritrova in questa visione del teatro e della funzione registica che propone Pirandello?
«Il mio punto di vista ha un'importanza relativa, perché se anche avessi un'idea diversa non potrei che nasconderla per essere credibile. Ma in questo caso la cosa è complicata perché Hinkfuss non è un personaggio chiaro, è un po' ambiguo. Io condivido il fatto che un'opera scritta debba subire un rimaneggiamento per andare in scena. Dipende dall'opera qual è il grado di rimaneggiamento. Ma questo accade sempre, basti pensare al fatto che un'opera straniera comunque va tradotta. Nel mio caso, con le opere di partenza, tipo Baccanti di Euripide, o un racconto di Kafka, Otello, ho bisogno di riscrivere, proprio perché sono delle opere gigantesche, proprio perché sono dei capolavori che vanno al di là delle mie capacità di messa in scena e delle mie possibilità di lettura, ho bisogno di adattarle alle mie forze».
Ha detto che Hinkfuss è un personaggio ambiguo, perché?
«Ci sono cose che a Pirandello piacciono di questo personaggio, altre che invece condanna. Addirittura nelle intenzioni iniziali di Pirandello c'era di togliere peso alla figura del regista, ridimensionare la sua capacità di incidere sul rapporto che si crea col testo. Però, Tiezzi, leggendo un po' più a fondo la fisionomia di questo personaggio, andando anche al di là della scrittura e restituendo a questo personaggio qualcosa che in fondo Pirandello gli riconosce di positivo, ha fatto un ritratto edificante di questo regista. In realtà si ha un po' un'apologia del regista, mentre in Pirandello, se uno lo leggesse alla lettera, senza contestargli anche alcuni elementi di contraddizione, potrebbe pensare che il suo personaggio abbia soltanto qualcosa di negativo, di megalomane, di troppo punitivo».
Alla fine Hinkfuss avrà la meglio sui personaggi?
«Alla fine dello spettacolo Hinkfuss rimane dietro le quinte e guarda gli attori che recitano a soggetto. Gli attori lo avevano mandato via perché sentivano la sua presenza come qualcosa di troppo invadente. In realtà quello che succede è che Pirandello fa tornare Hinkfuss, lasciando intendere che in realtà non si è mai allontanato, ma ha concesso agli attori un certo grado di libertà apparente solo perché da dietro alle quinte lui poteva, in qualche modo, continuare a esercitare la sua presenza, continuando a muovere la macchina del teatro. Alla fine lui trionferà, perché tornando spiegherà che la sua mente non si è mai allontanata dalla scena e ristabilirà le gerarchie, rinunciando a una parte del suo potere, ma rivendicando il fatto che gli attori senza regista non possono recitare».
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