Eleonora Abbagnato al Comunale di Modena: «In scena rivivono i capolavori di Petit»
Serata di grande danza quella che prenderà vita alle 21 di giovedì 28 aprile, al Teatro Comunale Luciano Pavarotti con la messa in scena della prima in esclusiva della "Soirée Roland Petit" con l'étoile Eleonora...
MODENA. Serata di grande danza quella che prenderà vita alle 21 di questa sera, giovedì 28 aprile, al Teatro Comunale Luciano Pavarotti con la messa in scena della prima in esclusiva della "Soirée Roland Petit" con l'étoile Eleonora Abbagnato accompagnata dal Balletto del Teatro dell'Opera di Roma, in una coproduzione del Fondazione Teatro dell'Opera di Roma con Daniele Cipriani Entertainment. Il programma prevede tre capolavori di Roland Petit, ripresi per il Corpo di ballo romano da Luigi Bonino: "La Rose Malade" (1973), "L'Arlésienne" (1974) e "Le jeune homme et la mort" (1946).
Eleonora Abbagnato, per il primo anno nel duplice ruolo di direttrice del corpo di ballo e ballerina étoile, è il prototipo della danseuse moderna che incarna perfettamente il mix tra la concezione classica ed eterea che si ha di una ballerina e una presenza scenica moderna se non futurista, che nel 2009 rapì l'attenzione di Vasco Rossi che la volle fortemente come interprete del video della canzone "Ad Ogni Costo".
Un programma intenso nel quale interpreta 2 figure femminili molto diverse. Ci vuole parlare di queste differenze?
«Sono molto contenta di essere a Modena nel teatro comunale Luciano Pavarotti, che regala sempre una forte emozione. Il personaggio de "La Rose Malade" protagonista di uno struggente pas de deux creato per Maya Plisetskaya sull'Adagietto dalla Quinta Sinfonia di Mahler con i costumi firmati da Yves Saint-Laurent e tratto da "Le mariage du ciel et de l'enfer" di William Blake, è una donna proiettata verso i suoi ricordi, in un ritorno alla grande tradizione del passato. Lo danzerò con Giuseppe Schiavone, solista dell'Opera di Roma. E questo quadro inizia a sipario aperto, con un brevissimo frammento del poema di Blake recitato dalla voce registrata di Petit. Un'emozione unica».
«La seconda figura femminile è in realtà la Morte, di giallo vestita, che seduce un ragazzo vestito solo di una salopette di jeans, spingendolo al suicidio. È un balletto esistenzialista su libretto di Jean Cocteau, costruito sulla "Passacaglia" di Bach e appartiene ad un Roland Petit appena ventiduenne ma già in grado di creare un capolavoro attraverso un'opera completamente nuova rispetto alla tradizione. Il mio partner qui sarà l'étoile de l'Opéra di Parigi Stéphane Bullion».
Tra questi due pas de deux "L'Arlesienne" con Rebecca Bianchi, prima ballerina, Alessio Rezza, solista, e il Corpo di Ballo del Teatro dell'Opera di Roma che danzeranno sulla musica di Bizet ed interpreteranno Vivette e Frederì. Il ragazzo non riuscirà mai a coronare il sogno d'amore con l'amica d'infanzia perché ossessionato da una donna di Arles con cui ebbe un fugace e passionale incontro. Innamorato dell'ombra della "sua" Arlesiana, il giovane infelice, dopo una danza travolgente segnata dalla pazzia, finirà col lanciarsi nel vuoto inseguito dal fantasma dell’amata, senza che Vivette possa fare nulla.
Manca la parte più "allegra" delle coreografie di Petit, come mai la scelta di tre brani così emotivamente intensi?
«È una scelta dettata da un legame profondo che riguarda l'emotività di Petit che unisce le tre opere».
Lei ha quattro figli di cui tre femmine: Lucrezia e Ginevra le abbiamo già viste con il tutù. Julia ha già iniziato a prendere lezione di danza dalla mamma?
«Le due bimbe più grandi hanno studiato danza classica e poi hanno deciso di passare alla hip hop. Julia invece ha studiato quasi due anni propedeutica, predanza, ma adesso ha deciso di prendersi una pausa. È giusto non forzare i bambini, anche se so che a loro piace molto la danza perché a casa, la sera, facciamo spettacoli tutti insieme. È ancora un po' presto per capire su quale strada vorranno proseguire. Sarà in ogni caso una loro scelta».
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