Gazzetta di Modena

prosa allo storchi

Pirandello di Tiezzi: appassionato progetto metalinguistico

di Andrea Marcheselli
Pirandello di Tiezzi: appassionato progetto metalinguistico

MODENA. Non è uno spettacolo qualsiasi l'allestimento di “Questa sera si recita a soggetto”, terza parte - forse la più complessa - della trilogia pirandelliana di “teatro nel teatro”, curato per il...

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MODENA. Non è uno spettacolo qualsiasi l'allestimento di “Questa sera si recita a soggetto”, terza parte - forse la più complessa - della trilogia pirandelliana di “teatro nel teatro”, curato per il Piccolo di Milano da Federico Tiezzi e proposto al Teatro Storchi fino a questa sera, 29 aprile alle 21. Coadiuvato, nell'adattamento drammaturgico, da Sandro Lombardi, Tiezzi infatti ha realizzato la messinscena meglio riuscita da molti anni a questa parte di un testo spesso indigesto sia per gli artisti che per il pubblico per le complicazioni che ancora oggi riesce a creare sul piano strutturale. Più che una trama vera e propria infatti l'opera propone una riflessione sul teatro, un'analisi del suo linguaggio, che tuttavia non si risolve “semplicemente”, come in altri testi, nella contrapposizione realtà-finzione, bensì, come ha ben intuito Tiezzi, procede con un approfondimento sul contrasto tra natura e ragione che ha spinto il regista a coinvolgere, nel lavoro di scavo sul senso del dramma, il pensiero di Wittgenstein, di Giovanni Macchia e le teorie freudeiane. Il risultato è uno spettacolo ricchissimo di suggestioni, di rimandi ai temi filosofici che assillavano Pirandello ma anche ai maestri del teatro novecentesco coi quali sentiva di doversi confrontare. Ricondotto alla forma del dittico, lo spettacolo nella prima parte si sofferma principalmente su una dissertazione sulla natura della creazione scenica, mentre la seconda vede svilupparsi più direttamente l'azione drammatica che tuttavia, pur culminando nella tragedia, lascia lo spazio ad un'ultima considerazione sui ruoli di attore e regista, lasciando intendere come senza quest'ultimo si spiani la strada al grottesco, agli eccessi di un teatro obsoleto, anacronistico, lontanissimo da una vita “vera”. L'impressione di trovarsi di fronte ad una lezione di estetica si ha fin dal principio, quando il protagonista, il Dottor Hinkfuss (uno strepitoso Luigi Lo Cascio), armato di gesso riporta su una lavagna lo schema del proprio teorema sull'arte scenica; poco alla volta, si prende confidenza con questa dimensione e i diversi protagonisti prendono forma come evocati dalla sostanza della dissertazione. Lo spettacolo, grazie anche alla bravura di tutti gli interpreti (fra cui spiccano, a parer nostro, Francesca Ciocchetti, Sandra Toffolatti, Francesco Colella ed Elena Ghiaurov), alle scene di Marco Rossi e ai magnifici costumi di Gianluca Sbicca, non dà tregua allo spettatore che si trova coinvolto in un appassionato progetto metalinguistico dal quale esce vincente l'arte del teatro.

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