Gazzetta di Modena

“Agamennone”: la musica di Eschilo

di Riccardo Baudino *
“Agamennone”: la musica di Eschilo

La rilettura di un’opera perfetta “ascoltata” nell’originale e nelle traduzioni di Cantarella e Pasolini

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L'Agamennone di Eschilo è un testamento. Volendo credere alle favole eroiche, scientifiche e tragiche dei letterati, ci troviamo davanti al primo capitolo della sola trilogia sopravvissuta al rogo dei papiri: l'Orestea, origine del teatro occidentale. Cosa accadde ad Atene nel 458 Avanti Cristo? È bello immaginare che l'anziano poeta Eschilo (425 - 456) vinse le Grandi Dionise. Agamennone, Le Coefore, Le Eumenidi: un unico monolite musicale che racconta il sogno di un uomo. Eschilo, il poeta guerriero, dopo aver combattuto contro i Persiani a Maratona, Salamina e Platea, vedendo morire il fratello, ebbe la forza di donare all'umanità il suo sogno. Un sogno che, nel mezzo della decadenza della democrazia, suona per un ordine nuovo, dove la violenza sia un argomento da condividere e il destino un concetto da amare e su cui discutere tra uomini nei tribunali, nei teatri, in casa e per la strada.

Si parla della famiglia troppo umana degli Atridi. Dopo la guerra di Troia, Agamennone torna ad Argo, dove lo attende la regina Clitemnestra, sua moglie. Clitemnestra ha scelto come suo amante Egisto, figlio di Tieste, fratello di Atreo, il padre del re Agamennone e di Menelao. Atreo uccise i figli di Tieste, li fece cucinare e con l'inganno li fece mangiare al fratello. Ora, Clitemnestra e Egisto vogliono uccidere Agamennone: Egisto per vendicare il padre; Clitemnestra per vendicare la figlia, Ifigenia, che Agamennone sacrificò affinché il vento potesse soffiare per gonfiare le vele delle navi greche dirette contro Troia. Spietato e ineluttabile, il delitto si compie. Testimone impotente è il coro dei nobili anziani di Argo, incapace di agire e di prendere una posizione.

Come accostarsi all'Agamennone - un'opera perfetta - con l'umiltà e l'arroganza necessarie a tradurla per la contemporaneità? Fortunatamente un'opera perfetta è eterna. Forse basta - anche se è molto difficile - ascoltarla. Il nostro tentativo drammaturgico e registico è stato proprio questo: ascoltare la musica di Eschilo - attraverso l'originale e le grandi traduzioni di Cantarella e Pasolini - per poi scegliere. Per il coro abbiamo optato per una evoluzione linguistica - dal greco antico, passando per il latino, fino alla poesia del '900 - che esprimesse la mutevole volontà e le contraddizioni di chi è governato, ma anche la capacità di usare la lingua, e soltanto quella, per cercare di scuotere il potere. Per i cosiddetti eroi, abbiamo scelto una lingua “eterna”, immobile - anche se vivissima - per esprimere le contraddizioni fondanti dell'uomo di ogni tempo. La cellula base di tutta la lingua del nostro libretto è una terzina “pasoliniana”, liberissima e franta, la forma che ci è sembrata più adatta per tradurre, oggi, la musica che noi abbiamo sentito nelle parole di Eschilo.

La regia ha incarnato i versi, dando spazio, potenza e centralità alle figure dei “senza nome”, i meschini della tragedia e della vita, primo fra tutti, il Guardiano, il cane degli Atridi, costretto dalla regina Clitemnestra a scrutare il buio nell'attesa della fiamma, il segnale di fuoco che annuncia la fine della guerra e il ritorno del Re.

L'Agamennone è il terzo ritratto di famiglia di Santa Estasi e chiude quella che potremmo definire la “trilogia dei padri”. Infatti, dopo aver assistito alle origini della maledizione degli Atridi nei primi due episodi, ci troviamo di fronte al primo - e unico - omicidio (uccisione di un maschio) commesso da una donna della stirpe, la vendetta della madre Clitemnestra, carnefice stremata dalla catena di violenza maschile a cui è legata indissolubilmente. Con il sacrificio del marito la regina apre una nuova via, la strada dei figli, condannandoli e liberandoli a un tempo. Sotto questa luce, la crudeltà di Clitemnestra si rivela profetica, e portatrice di una nuova visione del mondo. Forse proprio per questo motivo è stato necessario scrivere questo adattamento in versi: il linguaggio della poesia è quello più vicino alla profezia, alle origini oscure del linguaggio e alla musica; e soltanto l'armonia che ci ha insegnato Eschilo - così radiosa anche se perennemente fusa a un cupissimo basso continuo - può immaginare una lingua e una società che abbracci l'orrore, urlando e allo stesso tempo creando un mondo nuovo.

* (drammaturgo e assistente alla regia. È laureato in Lettere Moderne presso l'Università di Milano e diplomato in Drammaturgia presso la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano)

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