Gazzetta di Modena

A Modena grandi classici del balletto per un’indagine sulla fisicità

di Maria Vittoria Melchioni
A Modena grandi classici del balletto per un’indagine sulla fisicità

Due riletture coreografiche di Bolero e Gaîté Parisienne firmate da Loris Petrillo presentate in prima assoluta dalla compagnia tutta al maschile dell’Opus Ballet

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MODENA. Modena si conferma città eletta per le “prime assolute” di nuove produzioni. Stasera, 4 maggio,  verranno svelate al pubblico del Cajka - Teatro d'Avanguardia Popolare (in via della Meccanica 19) le due nuove coreografie che Loris Petrillo ha pensato per Opus Ballet: Bolero e Gaîté Parisienne, in versione completamente maschile.

«A Modena posso essere libero di osare - afferma il coreografo - è un pubblico più colto rispetto alla media nazionale e già in passato ha ben accolto cose un po’ forti. La danza contemporanea già di per sé si rivolge ad un pubblico più di nicchia rispetto al balletto classico, ma sono sicuro che in teatro ci saranno anche tanti spettatori con occhi vergini».

Nella sua rilettura di questi due classici del Novecento, Petrillo li estrapola dalla loro collocazione storica, inserendoli nel flusso temporale caotico contemporaneo. «Quella in cui viviamo è una “Mauvaise Époque” - spiega - nella quale tutto confluisce, tutto è espressione di caos, non ci sono limiti alle forme espressive, non ci sono etichette. E questo non sempre è un bene».

Il coreografo estremizza e potenzia il repertorio classico attraverso la sua personale visione che passa attraverso lo studio dettagliato della potenza, della poetica e dell'espressività del corpo maschile oltrepassando il concetto di sessualità e di carnalità del corpo stesso. Nel Bolero, la possente musica di Ravel, la cui cadenza è nota a tutti, ben si coniuga con l'espressione di costanza della potenza degli otto ballerini sul palco (Lorenzo Di Rocco, Giuseppe Iacoi, Gianmarco Martini Zani, Marco Pergallini,Marco Purcaro, Michele Scappa, Gabriele Vernich, Luca Zanni) in versione “guerriera” (visione richiamata anche dal video in sovraimpressione che mostra un gruppo di Maori intenti a danzare la Haka - il celeberrimo rituale neozelandese che è espressione della passione, del vigore e dell'identità di questo popolo). La costanza del ritmo equivale alla costanza espressiva della potenza manifestata dal corpo maschile, che non si indebolisce, che non si esaurisce. Dimenticatevi, invece la didascalica coreografia originale di Massine su musica di Offenbach, la “Gaité Parisienne” di Petrillo è volutamente un elogio del caos dove ritroviamo i personaggi dell'opera originale come la guantaia, il viaggiatore, la fioraia, l'ufficiale, tutti declinati al maschile e stravolti in una chiave di lettura quasi folle, come folle è l'epoca in cui viviamo.

«Un'epoca vana e vanesia, in cui tutti sono la proiezione di ciò che vorrebbero essere, con il supporto di chi fa credere loro di essere qualcosa o qualcuno - commenta Petrillo - ho esempi di persone del genere davanti agli occhi tutti i giorni. Chi si crede una star in realtà non è che nulla più di una meteora e il riferimento non è assolutamente casuale, ma specifico verso chi si approccia alla danza professionale da amatore. Mi spiego meglio: portare la danza in televisione, anche attraverso i talent show, è stata un'arma a doppio taglio. Se da un lato ha allargato il range di pubblico al quale presentare le nostre creazioni, dall'altro ha permesso al mondo amatoriale della danza di entrare in quello professionale, con le evidenti differenze che emergono poi durante le audizioni o gli stage. Un tempo avevamo a disposizione meno “materiale umano”, ma la qualità tecnica era decisamente più alta. Questo caos, questa falsa visione della realtà è inquietante».

Esprimere la propria arte è per Petrillo una necessità fisica, una necessità che non può prescindere dall'indipendenza e dalla libertà e, perché no, dall'ironia. Lo spettacolo, in coproduzione Fondazione Teatro Comunale di Modena e Opus Ballet, si terrà oggi e domani alle 21.

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