Gazzetta di Modena

Scanzi: «Edmondo per me fratello e grande maestro»

di Michele Fuoco
Scanzi: «Edmondo per me fratello e grande maestro»

Il giornalista venerdì 6 maggio  interprete, con il musicista Giulio Casale, dello spettacolo “Canzoni. Storia dell’Italia leggera” dedicato a Berselli a sei anni dalla morte

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MODENA. Un weekend per ricordare Edmondo Berselli (1951-2010), il sei maggio alle 21, con uno spettacolo al Forum Monzani (ingresso gratuito), e il 7 maggio  alle 18 con l'intitolazione al giornalista della sala incontri della libreria Ubik. Per questa due giorni intitolata “Quel gran genio del mio amico” appuntamento molto atteso è quello di oggi al Monzani, con il giornalista Andrea Scanzi, considerato l'“erede” dell'eclettico intellettuale, e il musicista Giulio Casale che si faranno interpreti del libro “Canzoni. Storia dell'Italia leggera”, scritto dal modenese nel 1999. Un rapporto singolare si era creato, negli ultimi anni, tra Berselli e Scanzi per il quale Edmondo è stato una figura molto importante. «Era soprattutto una persona splendida, scrittore meraviglioso da leggere e poi è stata la persona che più concretamente mi ha aiutato».

In che modo?

«Non ho nessuno in casa che sia giornalista, non mai avuto spinte e padri. Lo conobbi nel 2004, lo intervistai sul suo libro “Post italiani. Cronache di un Paese provvisorio” a Roma, presso l'Espresso, per un piccolo settimanale di musica, chiamato “Il mucchio selvaggio”. Dopo cinque minuti di quasi indifferenza, vidi che cominciava a divertirsi, perché aveva capito che avevo letto il suo libro e lo sapevo a memoria. Fu un bella intervista e prendemmo insieme un caffè. Lui andò subito a cercare sul sito internet i miei dati. In quel periodo avevo un cane nero femmina, un labrador, e mentre prendevo il treno per Arezzo mi mandò un messaggio per dirmi che anche lui aveva un labrador. Da allora nacque una bella amicizia e ci siamo visti anche a Modena. E quando Anselmi, diventò direttore alla Stampa, chiese ad Edmondo se conosceva un bravo giornalista. Lui indicò il mio nome, dicendo che non ero abbastanza famoso ma che potevo scrivere di tutto. Da allora ci siamo visti spesso. E quando se n'è andato nel 2010, ho perduto un fratello maggiore, un amico, un fenomeno».

Per lei, allora, è stato un maestro?

«Un maestro, certamente, anche se nell'ultimo capitolo del libro del 2009 dedicato al suo cane “Liù”, fa una sorta di saluto a tutti gli amici, perché sapeva delle sue gravi condizioni di salute. Alla fine cita anche me e dice “vorrei che a questa festa ci fosse anche Andrea Scanzi che avevo eletto a mio erede. Ma ormai è troppo famoso e, quindi, che erede! Al massimo “compagno di merende”».

Quale la maggiore qualità di Berselli?

«Era un eclettico, sapeva scrivere e parlare di tutto, spaziava in molti campi. Scriveva da Dio, aveva un capacità di scrittura mostruosa, mai banale. Era molto profetico, perché i suoi libri sono sempre attuali. Da aggiungere la dimensione umana. Era un finto burbero».

Come intende condurre lo spettacolo di stasera?

«Lo farò come ho fatto a teatro, per De Andrè, con il mio compagno Giulio Casale. Io racconto e lui canta, seguendo il libro “Canzoni”, scritto con una leggerezza assoluta (l'ho utilizzato nel 2000 anche per mia tesi di laurea in lettere sui cantautori all'Università di Siena) in cui Edmondo racconta la storia d'Italia attraverso le canzonette, partendo da Mina e Celentano fino agli 883. Nel mezzo ci sono Battisti, i Rockes, Baglioni, Shapiro... Parlerò di ciò che egli ha scritto e cosa pensava di questi artisti e cosa essi hanno rappresentato per il Paese. A questo mio racconto si intervalleranno interpretazioni musicali di Giulio alla chitarra. Spero che sia, per 90 minuti, uno spettacolo bello, ma soprattutto sarà una dedica e un abbraccio a Edmondo, Marzia (la moglie) e a quelli che lo hanno conosciuto. Edmondo va sempre ricordato, non si può dimenticare. Mi manca tanto, soprattutto quando penso alla politica attuale. Mi manca proprio il suo punto di vista su Renzi, Grillo, Salvini...».

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