La “firma” di Valenti: ricchezza e qualità
La prossima stagione teatrale non sarà una delle tante, per Ert, perché sarà quella della sua consacrazione come Teatro Nazionale (titolo acquisito la scorsa primavera), perché sarà quella del 40°...
La prossima stagione teatrale non sarà una delle tante, per Ert, perché sarà quella della sua consacrazione come Teatro Nazionale (titolo acquisito la scorsa primavera), perché sarà quella del 40° della sua costituzione come ente autonomo (prima era una sorta di costola dell'Ater), ma soprattutto perché sarà l'ultima firmata da Pietro Valenti, il direttore uscente che in una ventina d'anni ha fatto crescere l'organismo che si è evoluto nell'attuale Fondazione sia sul piano strutturale che su quello culturale.
In attesa degli sviluppi che seguiranno il rinnovo del CdA e la nomina del futuro responsabile operativo di una realtà che, in Italia, sul piano artistico e organizzativo può dirsi dietro solo al Piccolo di Milano, fermandoci ad osservare il cartellone proposto per la prossima stagione dei teatri Storchi e delle Passioni non possiamo non rilevare come rappresentino, in buona misura, una summa di quanto fin qui sia stato il disegno di Valenti: fare dei teatri modenesi i luoghi della progettazione e della presentazione di una cultura teatrale che nasca dall'osservazione della realtà, dall'approfondimento sulle condizioni in essere di quest'ultima ma soprattutto dal confronto tra le esperienze creative più eterogenee, in particolare della scena contemporanea, senza dimenticare il riguardo che necessita la tradizione che ha reso grande il teatro.
In quest'ottica possiamo trovare davvero di tutto, in programma: dalla coppia Orsini-Popolizio alle prese con un testo tra i più crudi di Arthur Miller all'adattamento del "Libro di Giobbe" di Piero Babina, dal progetto su Mahler curato da Alain Platel al lavoro di Nicolas Stemann su un'opera di G.E. Lessing, passando attraverso il quasi filologico Goldoni di Giorgio Sangati e le stravaganze molieriane di Paolo Rossi, le invenzioni sceniche su "Alice" del Teatro dell'Elfo e la maturità della ricerca registica di Carmelo Rifici o Alessandro Gassman. Un discorso a parte, poi, meritano l'allestimento di "Delitto e castigo" che Ert ha affidato al quarantenne regista moscovita Konstantin Bogomolov e il "Faust" diretto da Anna Peschke in collaborazione con l'Opera di Pechino, emblemi dell'idea di teatro che ha caratterizzato la gestione Valenti, aperta all'incontro fra le culture, alla sperimentazione sui linguaggi in funzione della crescita degli artisti e, attraverso questi ultimi, del loro territorio di riferimento. Fatta salva la considerazione che un giudizio complessivo potrà essere emesso solo a stagione conclusa, non possiamo fin d'ora non constatare la ricchezza di un'offerta teatrale che, fra l'altro, accrescerà ulteriormente, come è ormai consuetudine, in autunno, con una nuova edizione di "Vie Festival". Nella speranza che il processo di rinnovamento in atto non trasformi tutto questo in un davvero inaccettabile canto del cigno.
Andrea Marcheselli
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