Gazzetta di Modena

Le foto di carica simbolica

di Michele Fuoco
Le foto di carica simbolica

Al Metronom opere di Martina della Valle, Elgar, Reinhard

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MODENA. Una riflessione sulla fotografia e sui suoi sviluppi di complicità con altre forme creative offre la mostra di Martina della Valle, Annabel Elgar e Baerbel Reinhard, fino al 4 giugno, al Metronom, in viale Amendola 142. Le loro immagini lasciano porte aperte all'analisi di operazioni che declinano il linguaggio dell'esperienza del reale in modelli simbolici, in presenze enigmatiche, in un sistema di rapporti, di interrelazioni che fanno assumere alla rappresentazione l'ampiezza di un repertorio fantastico, di travisamenti e di ambiguità, ma pure la dimensione mentale. Ecco perché “Through The Looking Glass” (attraverso lo specchio) è il titolo della mostra, a cura di Marcella Manni, per dire che «lo specchio non è strumento per una ricerca di somiglianza o di identità, quanto di un'apertura a un mondo di possibili trasformazioni e di speculazioni intellettuali e, ancora più, visive». Le opere di Martina della Valle nascono da negativi reperiti presso un mercatino in Giappone. L'artista fiorentina li recupera come dittici, in scala 1:1, e come installazioni che esaltano la bellezza della composizione floreale, data dalla massima resa digitale dell'immagine, ma manifestano, nel carattere naturalistico, frammenti di concretezza delle cose (rami, foglie, frutta, sassi). Una delicata operazione di recupero con i negativi contaminati nel tempo e quel processo che rimanda all'arte giapponese dell'ikebana. Innestano un processo di affioramento delle missioni Apollo 11 e 17, che avevano portato al recupero di 270 frammenti lunari, le opere di Annabel Elgar. Di questi “moon rocks” il presidente Nixon ne aveva donato 190 a paesi stranieri. Degli altri 180, di cui non si sa più nulla, l'artista di Londra restituisce, con un peculiarissimo gioco di abilità e di azzardo, composizioni di fantasia, come possibili ritrovamenti. Immagini di pietre, cumuli di polvere, sputnik, riescono a sorprendere e a manifestare anche segreti della loro esistenza. Tesse dettagli su paesaggi di rigorosa evidenza strutturale la tedesca Baerbel Reinhard, quasi a portare la realtà a complicità visiva e persino emotiva. Il “punctum” è da intendere come anatomia analitica di alcuni particolari, non necessariamente dello stesso paesaggio, capaci di nuovi dati di realtà anche distanti, di componenti di illuminazione, di esigenza di sintesi, di sorvegliata reinvenzione, ma anche di differenti conoscenze.

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