“Oreste” e la perdita dell’innocenza
Da oggi al Teatro delle Passioni le ragioni, le conseguenze e i tormenti di un giovane matricida
Siamo ad Argo, dimora degli Atridi. Oreste, figlio di Agamennone e legittimo erede al trono, dopo anni di esilio è tornato in città accompagnato dal fraterno amico Pilade. Nella campagne attorno alla città, riconosce la sorella Elettra, data in sposa ad un ignorante contadino; i due si ricongiungono e progettano un piano per vendicare la morte del padre, Agamennone, assassinato al suo ritorno dalla guerra di Troia da Clitemnestra, loro madre, e da Egisto, suo attuale compagno e tiranno di Argo.
Depongono Egisto, assassinandolo con una trama di inganni, avvalendosi dell'aiuto dell'amico Pilade. Oreste uccide la madre, squarciandole il ventre, guadagnandosi l'aggettivo di matricida; i complici, Elettra e Pilade, sono colpevoli di averlo guidato al crimine e di averlo incoraggiato a compiere il proprio destino.
È così che si apre questa tragedia, con i tre assassini con le mani ancora sporche di sangue al cospetto della città e dei suoi cittadini; una Argo profondamente ferita, che ha visto in pochi anni cambiare troppi governanti e forme di governo, in preda alla demagogia e agli interessi nobiliari, non più favorevole al dominio degli Atridi. Viene indetta un'assemblea, la colpevolezza dei tre è certa e si dovrà decidere per la giusta pena, se la condanna a morte o l'esilio. Ma la speranza è l'ultima a morire ed i tre ragazzi, ormai legati ad un unico fatale destino, sono determinati a sopravvivere ad ogni costo. La speranza si chiama Menelao; infatti, dopo aver errato anni per mare, il fratello di Agamennone è da poco tornato ad Argo accompagnato dalla ritrovata sposa Elena. Oreste spera che lo zio possa dissuadere l'assemblea dal condannarlo a morte.
Euripide disegna Oreste come un ragazzo ossessionato dal senso di colpa, schiavo di un destino che non ha potuto scegliere, costretto a perdere violentemente la propria innocenza, in preda alla maledizione famigliare e alle proprie Erinni interiori. Eternamente figlio di Agamennone, responsabile del futuro della dinastia; figlio predestinato al crimine, al matricidio, assassino di quella madre tanto odiata che lo ha esiliato, costretto a crescere lontano da Argo perché pericoloso per il nuovo regime politico. Ma si può odiare una madre? Quale forza spinge il coltello nel grembo di Clitemnestra? La maledizione di Tieste? La responsabilità verso il padre? La fame di potere?
Fratello non in grado di badare alla propria sorella, Elettra, che tanto lo ha aspettato; innamorata; quell'Elettra che tanto amava suo padre e che tanto ha bisogno di Oreste.
Amico fraterno di Pilade, che ha sacrificato il proprio passato, rinnegato dalla sua casata e dalla sua città, legato fatalmente nella lotta insieme ad Oreste: morte o gloria. È il nuovo ordine contro il vecchio. È la lotta dei figli contro i genitori. Oreste è fratello di Amleto, è nostro contemporaneo, per le sue contraddizioni, per i suoi fantasmi che continuano ad ossessionarlo rendendolo profondamente fragile. Non è eroe, non è un re, non è Agamennone, non è Atreo. Oreste è confusione, paura, amore, passione, vita, luce.
* Classe 89, Laurea in Scienze Politiche presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e Diploma in regia presso l'Accademia di Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
