Gazzetta di Modena

Corpo e anima della pittura

di Michele Fuoco
Corpo e anima della pittura

Alla Galleria Annovi “prove di immagine” di Nicola Nannini

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SASSUOLO. Le chiama “prove di immagine” le figure che Nicola Nannini fa “sfilare” sulle pareti della Galleria di Sergio Annovi, in via Radici in Piano 12, quasi a sostenere la difficoltà dell'artista, di conoscere e rivelare appieno l'universo dell'uomo. L'intento del bolognese (studi all'Accademia della sua città e docente all'Accademia Cignaroli di Verona) è quello di verificare l'infinita varietà dei caratteri ai quali adegua l'unicità di ogni quadro, concepito come “ritratto” che la pittura nutre di sangue e carne. Non è estranea al suo modo di operare l'esigenza di stabilire un autentico rapporto tra arte e vita che solo la pittura può garantire. E per lui amare la pittura significa amare “follemente ciò che sta dietro la pittura: il disegno, il gesto incerto, l'errore, il ripensamamento”, che Nicola pratica con grande familiarità. A lui non interessa tanto la puntigliosa definizione di ritratti di amici, conoscenti, diverse persone che si incontrano tutti i giorni, quanto la partecipazione, profondamente avvertita, alla loro condizione, da registrare con una tavolozza che non stemperi la concretezza, ma sia capace di esprimere la quotidianità, con i travagli esistenziali, le silenziose lotte interiori. Così le immagini si connotano di una corposità figurativa, ma vengono immerse, con pennellate dense o lievi che formulano liberi guizzi cromatici e segnici, in un flusso di possibili cambiamenti, in elementi che paiono moltiplicare gli sviluppi non solo estetici. La curatrice della mostra Alessandra Radaelli parla di «volti definiti e talvolta appena accennati; in qualche caso ispirati alla più realistica pittura etrusca e in altri casi privati financo degli occhi, come le statue greche». È affermare la continuità della tradizione, al cui interno si pone la pittura di Nannini che sa scrutare anche dentro le anime degli antichi e del nostro tempo, come quelle di personaggi in fila davanti ad un autobus che sembrano pensare all'assurdità di una vita senza illusione, senza speranza né amarezza. E la presenza di Golem, grande statua in legno di tiglio e patina di colore (con studi su carta e teste di argilla), costata sei mesi di lavoro, s'impone come esigenza dell'artista di affermare un lavoro esperto e consapevole anche nella scultura, e una diversa tensione conoscitiva verso una primordiale creatura quasi mitica, alla quale Nannini conferisce un'anima.

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